Claudia Pregno: “Servono meritocrazia e trasparenza. Rai piena di talenti, basta ascoltarli”

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*La giornalista Rai Claudia Pregno*

Mancano pochi giorni all’apertura delle urne per i dipendenti Rai. Lunedì 7 giugno 2021, infatti, torneranno per la seconda volta a scegliere il proprio rappresentante nel cda che rimarrà in carica per tre anni. I candidati (nel 2018 furono 15) questa volta sono solo cinque: si tratta del consigliere uscente Riccardo Laganà, fondatore di Indignerai e ora sostenuto anche da Snater e Usigrai; Fabrizio Tosini, Segretario nazionale Ugl-Informazione; Anna Lupi, funzionario sostenuta da Libersind-Confsal; Cesare Cantù, montatore della sede Rai di Corso Sempione a Milano; e la giornalista Claudia Pregno, redattrice ordinaria (e componente del Cdr) alla Tgr Piemonte. Lavora ed è una delle conduttrici del Tg scientifico nazionale Leonardo. Claudia è a Roma per la “campagna elettorale”. AdgInforma.it l’ha intervistata.

Ieri Teulada e Mazzini, oggi Saxa Rubra. Cosa si prova ad incontrare i colleghi?
“Un’emozione particolare – ha esordito Claudia Pregno – ma soprattutto un momento di grande empatia. Ti devi interfacciare con l’entusiasmo che ti contagia ma anche con i problemi veri di cui ti fai carico. Un confronto che arricchisce e che per questo è sempre costruttivo”.
Hai presentato un programma di governo della Rai, proponi un’organizzazione orizzontale, che garantisce meritocrazia e trasparenza. E poi dici basta alle “periferie” e chiedi più autonomia e potere decisionale ai quattro centri di produzione e alle sedi regionali. Immagini una Rai federalista?
“No, direi una Rai interconnessa, che fa Rete con tutte le sedi, si scambia informazioni, idee e progetti. Una Rai meno centralizzata, senza burocrazia e più fluida, anche e soprattutto al livello tecnologico e amministrativo”.
Dici che in Rai mancano trasparenza e meritocrazia, e che bisogna valorizzare le professionalità interne. Il direttore di Rai1, Stefano Coletta, ribatte che la parte creativa è carente. Denuncia “un vulnus creativo”. Insomma, in Rai mancano gli autori e i format vanno comprati all’esterno. Come la mettiamo?
“Ho visto in questi anni (la Pregno lavora in Rai dal 1990, ndr) colleghi che hanno scritto trasmissioni e non hanno saputo dove andare a presentarle. Si sono rivolti a capistruttura e direttori, cercando di capire quale fosse il modo giusto per proporre le loro idee anche solo per discuterne. I loro programmi sono ancora chiusi in un cassetto. Gli autori, i cosiddetti creativi, in Rai ci sono eccome. La Rai è piena di professionalità e talento. Vanno semplicemente ascoltati. Dirò di più, la Rai deve tornare a nutrire la giusta aspirazione di creare e far crescere le sue professionalità, come era un tempo, ecco perché ho proposto una struttura in grado di interloquire, ascoltare e valutare tutti coloro che hanno voglia e capacità di mettersi in gioco anche in questo senso”.
Parliamo d’informazione. “Seconda Linea”, “Anni 20” e “Titolo V” sono tre tentativi falliti di portare nuovi format d’approfondimento in prima serata. Perché è così difficile? Possibile che con duemila giornalisti non se ne trovi qualcuno bravo da lanciare?
“Ritorniamo al punto di prima, anche se il termine ‘falliti’ lo trovo sbagliato. È evidente che alla base c’è una carenza autorale. Manca la voglia di ascoltare le persone che possono darti le idee giuste. Una volta i direttori non si occupavano di amministrazione e di conti ma di programmi, di dare un senso alle cose, voce alle persone. Ripeto, i talenti ci sono, giovani e meno giovani. Ma bisogna premiare il merito e adottare trasparenza nelle scelte. E bisogna avere la voglia di ascoltare e fare Rete. Una buona idea può arrivare da chiunque, anche da chi non fa un lavoro creativo”.
Perché la Rai – nonostante il canone – ha tutte queste difficoltà di bilancio?
“Appalti, esternalizzazioni, format esterni, stiamo esagerando! Aumentano i costi e non la qualità. Dobbiamo tornare ad avere e ad assumere dove è necessario le professionalità in tutti i settori, come ad esempio gli operatori di ripresa, i montatori, i fonici, i direttori della fotografia, gli ottimizzatori, che sono figure molto importanti. Reputo fondamentale inoltre dare il giusto riconoscimento e valore anche economico a tante categorie in sofferenza, che non riescono a crescere. Ci sono lavoratori che oggi anche per questo motivo lasciano la Rai, una cosa che un tempo era impensabile. Vedo tante categorie indispensabili alla Rai e al nostro lavoro che hanno perso la speranza. Così come ci sono molte donne con alte professionalità restare sempre escluse dal cosiddetto salto di qualità e dal riconoscimento contrattuale ed economico che meriterebbero. Io voglio rappresentare tutto questo e voglio che entri nel confronto in consiglio di amministrazione. Altra cosa che reputo fondamentale è la formazione continua”.
Una giornalista si candida al cda Rai. Perché l’Usigrai non la sostiene?
“Mi candido a rappresentare i dipendenti Rai. Questo è il ruolo richiesto. Anzi, speravo che ci fossero molti più candidati indipendenti. Questa è la democrazia, la possibilità di proporsi per dare il proprio contributo e mettersi al servizio di tutti. Ho massimo rispetto per il ruolo del sindacato, è importantissimo e lo difendo. Chi entra in cda deve interfacciarsi con i sindacati, è fondamentale, ma rappresenta tutti i lavoratori mantenendo la sua autonomia”.
Non temi di diventare un altro consigliere “ostaggio” della politica?
“Sono certa che la forza me la daranno i dipendenti”.
Qual è la prima cosa che ti porti nella valigetta al settimo piano?
“Il vero tesoro sono tutti i suggerimenti che mi stanno arrivando in questi giorni dai colleghi. Nella Sala Orsello vorrei partire dai tavoli di lavoro per riuscire a darci un ordine di priorità. La Rai deve assolutamente rivedere il proprio assetto. La cosa importante è che tutti dovranno essere rappresentati. Quando arriverò al settimo piano, questo farò per una Rai bene comune”.

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