Come i giornalisti possono guadagnare con le newsletter (anche in Italia)

0
334
Foto di Tumisu da Pixabay

di RICCARDO PIERONI Professione reporter – Il 2020 per gli Stati Uniti è stato anche l’anno delle newsletter, uno strumento antico che ha acquisito nuova vitalità e centralità nel mondo dell’informazione. Diversi giornalisti famosi hanno abbandonato le redazioni e si sono messi in proprio. Il caso più eclatante è quello di Glenn Greenwald, vincitore del Premio Pulitzer 2014 per le inchieste basate sui documenti sottratti al governo statunitense da Edward Snowden. Il giornalista investigativo nell’ottobre scorso ha lasciato The Intercept – realtà che aveva contribuito a fondare nel 2014 – e ha dato vita a una newsletter che si può leggere sulla piattaforma Substack. Secondo un articolo del Financial Times la scelta di Greenwald ha pagato in termini economici. Il giornalista investigativo può contare su un range di abbonati paganti che va dalle 20.000 alle 40.000 persone. Ognuno di loro contribuisce almeno con un minimo di 5 dollari al mese. E, stando ai calcoli del Financial Times, a Greenwald vanno tra gli 80.000 e i 160.000 dollari (al mese).

DONAZIONI E COMMISSIONI – Il nostro paese ha visto una crescita delle newsletter giornalistiche negli ultimi mesi, ma la situazione non è paragonabile a quanto succede dall’altra parte dell’oceano. Il caso italiano più eclatante da citare è quello di Da Costa a Costa, la newsletter sugli Stati Uniti di Francesco Costa. Si tratta di un progetto – affiancato da un podcast –  che va avanti da diversi anni e al momento sospeso. Costa, oggi vicedirettore de Il Postrecentemente ha scritto – via mail – un bilancio economico di Da Costa a Costa relativo allo scorso anno. “Nel corso del 2020 ho ricevuto donazioni per la cifra complessiva di 107.277,44 euro, al netto delle commissioni di PayPal, il servizio che ho usato per gestire i pagamenti. Di questi soldi, il 70 per cento circa è arrivato con donazioni una tantum, mentre la restante parte è arrivata con donazioni mensili ricorrenti”. Il giornalista ha spiegato che da queste entrate sono da escludere una serie di spese e che, con tutta probabilità, “alla fine la cifra che andrà a pagare il mio lavoro di tutto l’anno sarà circa 25.000 euro”.

Il panorama italiano offre comunque una presenza variegata di newsletter giornalistiche.

“Alcune di esse consentono di fare ordine tra le notizie che escono sui siti e sulle varie piattaforme. Servono a mettere in fila delle cose che altrimenti si perderebbero nel flusso costante dei social”, spiega Leonardo Bianchi, news editor di Vice Italia e autore di COMPLOTTI!, newsletter che esce ogni sabato e che si occupa delle teorie dei complotti.

ORIGINALI ED ESCLUSIVI – Il giornalista fa notare che “ci sono anche quelle che seguono un tema specifico. Vengono scritte da singoli giornalisti che si occupano di determinati argomenti durante il loro lavoro. Si tratta di temi che magari vorrebbero seguire di più e danno vita a una newsletter, una specie di ‘spin off’ dell’attività principale”.

“Questi strumenti offrono contenuti originali ed esclusivi. Possiamo paragonarli ai vecchi blog. C’è una differenza rispetto all’articolo di giornale, visto che le newsletter arrivano direttamente nella tua mail “, nota invece Pietro Minto, autore di Link Molto Belli, newsletter che esce ogni sabato e che offre contenuti esclusivi per gli abbonati. Spiega il giornalista: “Si tratta perlopiù di un lavoro di curatela. Ho dei riferimenti esteri di progetti che fanno cose simili, che sono un po’ più ‘oblique’ e meno dirette”.

“La newsletter permette, se parte di un progetto informativo coerente e non è usata solo come l’ennesimo strumento con cui fare broadcasting, di tagliare il rumore di fondo, andando dritto al sodo”, sostiene Carola Frediani, autrice di Guerre di rete, newsletter che esce ogni domenica e approfondisce i temi della cybersicurezza. Il progetto esiste dal 2018, ma nel corso del 2020 ha ricevuto un forte impulso dai suoi lettori – 9 mila iscritti – ed è stato accompagnato da una serie di podcast. A gennaio la giornalista ha costituto un’associazione culturale senza scopo di lucro e lanciato una campagna di donazioni per sostenere Guerre di rete. La campagna si è conclusa il 10 marzo e ha contribuito a raccogliere 14.609 euro provenienti da 565 donatori (l’obiettivo era raggiungere quota 5mila euro).

STRUMENTO ANTICO – Per Frediani la newsletter “permette sia analisi che sintesi, ma senza dispersioni. Rimane nella tua mail, e la puoi ricercare o aprire quando vuoi. Crea un rapporto più diretto col lettore. Evita l’effetto traumatico di navigare in alcune homepage di giornali e in una accozzaglia di contenuti click baiting”.

Leonardo Bianchi ricorda che la newsletter è uno “strumento antico di Internet” e che “il suo piano principale sono le persone iscritte e non i social. Iscriversi a una newsletter non è come mettere un like a una pagina Facebook o seguire qualcuno su Instagram. Parliamo di un atto di fiducia. Molte persone riescono a monetizzare con una newsletter, cosa che non è possibile con alcuni social”.

L’autore di COMPLOTTI! racconta la sua esperienza personale con questo strumento. “Mi permette di fare giornalismo fuori dalla redazione, standoci ancora dentro. Si tratta quindi di un’attività parallela, che richiede tanto impegno, ma di cui sono soddisfatto. La mia newsletter è una sorta di long form su un tema verticale che seguo da tempo”.

LINGUAGGI DIFFERENTI – Il giornalista di Vice Italia nota come oggi sia più semplice modificare e lavorare su una newsletter. “Rispetto al passato le piattaforme di oggi ti offrono molte più opportunità di personalizzare il tuo progetto. Tanti anni fa dovevi avere alcuni fondamenti nel linguaggio Html o appoggiarti a provider esterni”.

Secondo Minto invece la “newsletter si inserisce nei processi di trasformazione del giornalista. C’è una polverizzazione del settore e a causa di ciò ogni giornalista è portato a mettere insieme linguaggi e formati differenti”.

Per il giornalista si tratta quindi di “‘un buon ‘quartiere generale’ intorno a cui costruire il proprio network di attività. Per me è come se fosse una collaborazione che ti garantisce entrate fisse, paragonabile a quelle che puoi avere con un settimanale. Link Molto Belli mi ha permesso di costruire una community e di avere un gruppo di abbonati”.

FASE INIZIALE – “In Italia secondo me siamo ancora in una fase molto iniziale delle newsletter. Inoltre rispetto agli Stati Uniti abbiamo un problema di audience. Mi auguro che altri giornalisti attenti ad argomenti che per vari motivi non trovano spazio nell’attualità, nella cronaca e nel lavoro quotidiano di tutti i giorni, decidano di dare vita a nuove newsletter”, sostiene Bianchi. L’autore di COMPLOTTI! non esclude di poter vedere nei prossimi mesi un giornalista italiano “mainstream” alle prese con una newsletter. “Probabilmente in futuro ci sarà chi deciderà di usare questo strumento come una delle sue principali fonti di introito grazie agli abbonati”.

Secondo Carola Frediani le newsletter “hanno un ruolo in crescita”. Questo perchè “ci sono sia testate tradizionali che hanno iniziato a usarle in modo meno asettico e automatico, e ci sono realtà più piccole o singoli giornalisti che le usano in modo forse più innovativo”.

Dal canto suo Pietro Minto ricorda che il boom della piattaforma Substack negli Stati Uniti è “coinciso con centinaia di migliaia di licenziamenti a tutti i livelli. Le newsletter possono aiutare i singoli, ma non il giornalismo, che ha problemi sistemici irrisolti”. Il giornalista però segnala un elemento positivo, una nuova opportunità. “É un discorso ipotetico, ma per i più giovani le newsletter possono essere un’occasione, specie se si parte da zero. Si sceglie un tema – un argomento forte di cui si è sicuri di voler parlare e di starci dietro – e si approfondisce con l’intenzione di cercare community online che siano interessate a quella cosa. L’obiettivo deve essere quello di diventare una voce interessante agli occhi dei curiosi e di chi s’intende del tema scelto”.