Con la pandemia crolla la spesa degli italiani in Cultura. E la soluzione ItsArt non convince

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Foto di Holger Langmaier da Pixabay

Sono cifre impressionanti, per quanto abbastanza prevedibili, quelle sui consumi culturali in Italia, contenute nell’indagine dell’Osservatorio di impresa cultura Italia-confcommercio, realizzata in collaborazione con Swg. La pandemia ha calato la sua mannaia su questo comparto praticamente dimezzando (-47%) la spesa media mensile delle famiglie italiane in consumi di beni e servizi culturali: da 113 euro di spesa media mensile per famiglia di dicembre 2019 a circa 60 euro un anno più tardi.

Come riporta l’Ansa, la situazione più drammatica si è registrata, in particolare, per gli spettacoli dal vivo bloccati dal lockdown e dalle successive misure di contenimento della pandemia: crollo degli spettatori di circa il 90% per cinema, concerti, teatro e forti riduzioni di spesa, con punte di oltre il 70%, da parte dei consumatori tra dicembre 2019 e settembre 2020. Gli unici a tenere sono stati i libri, con una preferenza per il cartaceo sebbene oltre italiano su tre utilizzi anche il formato digitale, e i quotidiani, consultati principalmente in versione gratuita online e con un rapporto di circa 1 a 2 tra lettori in digitale a pagamento e lettori in cartaceo: + 9% per i libri, +12% per i giornali. Crollano al meno 20% riviste e fumetti.

In controtendenza gli abbonamenti a servizi culturali sulle tv a pagamento, piattaforme streaming incluse, che hanno fatto registrare un incremento del +37% tra dicembre 2019 e dicembre 2020, con un terzo di italiani che pensa di utilizzare prevalentemente anche nei prossimi sei mesi piattaforme streaming a pagamento a testimonianza di un crescente interesse per questo tipo di offerta televisiva rispetto a quella generalista.

Quest’ultimo dato sottolinea la tendenza alla “migrazione” verso la fruizione digitale dei contenuti culturali. Anche in questo caso un passaggio abbastanza scontato vista l’impossibilità di fruire degli spettacoli dal vivo. Così cinema, opere, balletti e musica classica hanno cominciato ad essere visti soprattutto sul web o in TV con un trend che, alla luce delle attuali restrizioni, sembra confermarsi anche per la prima parte del 2021.

E proprio da questa tendenza nasce l’iniziativa tanto voluta dal Ministro dei beni e le attività culturali, Dario Franceschini, della piattaforma della cultura italiana. ItsArt, questo è il nome della neonata piattaforma, ha da poco visto nascere il suo sito internet. Il progetto (come riportato da AdgInforma.it), che nelle intenzioni del Mibact dovrebbe essere una sorta di “Netflix della cultura”, ha però ancora diversi punti interrogativi e per ora il sito è una pagina vuota senza alcun contenuto.

I dubbi principali evidenziati sia dal mondo politico che da quello giornalistico riguardano soprattutto il modello di business e la scelta del partner privato del ministero. La nuova società vede la partecipazione al 51% di Cassa depositi e prestiti, e al 49% del gruppo Chili, piattaforma tv on demand fondata nel 2012 da Stefano Parisi, dirigente di Confindustria ed esponente di spicco del centrodestra milanese. I dubbi sulla scelta di Chili come partner commerciale espressi in un pezzo di Leonardo Bison sul Fatto Quotidiano, sono principalmente legati al know-how di Chili che non risulta avere esperienza nella distribuzione di materiale diverso da quello cinematografico e i suoi conti, che a settembre 2020 hanno segnato l’ottavo bilancio in perdita. Sul modello di business, invece, i dubbi riguardano principalmente il fatto che i contenuti non saranno distribuiti in abbonamento e ItsArt non produrrà contenuti inediti. Due elementi fondanti di Netflix a cui spesso si è, forse a sproposito, paragonata la nuova piattaforma. Altro grande punto interrogativo è legato alla scelta di fornire singoli contenuti a pagamento (scelta che ha di fatto tagliato fuori il servizio pubblico di Raiplay) in cui il rischio di impresa sembra essere tutto dei teatri, delle compagnie o dello Stato, che forniranno i contenuti in cambio di una parte degli utili, mentre Chili che si limiterà alla distribuzione attraverso ItsArt, sembra avere solo vantaggi.

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