Concorso giornalisti Rai: spunta un coordinamento di protesta

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Sono quasi mille (su 3.722) i giornalisti professionisti che si erano iscritti al concorso Rai per 90 posti alla Tgr che si è tenuto sabato 10 ottobre e che poi non hanno partecipato alla prima prova scritta. Alcuni di loro non lo hanno fatto a causa di alcune situazioni collegate alla pandemia da Covid-19. Ora, dopo aver letto l’articolo di AdgInforma.it, hanno creato un coordinamento e hanno scritto una lettera alla direzione risorse umane e organizzazione dell’Azienda chiedendo che sia data anche a loro la possibilità di sostenere la prova selettiva come sta accadendo con i candidati di religione ebraica e con le candidate incinta con gravidanza a rischio. Si tratta per ora – a quanto si apprende – di una decina di giornalisti. Ma altri sono destinati ad unirsi al coordinamento (la mail è giornalistiesclusi.concorsorai@gmail.com). Ecco il testo della missiva mandata proprio oggi ai piani alti di Viale Mazzini.

“Gentilissimi Dirigenti della Rai, a scriverVi è un gruppo di giornalisti professionisti che avrebbero dovuto partecipare al concorso Rai – che si è svolto sabato 10 ottobre 2020 alla Nuova Fiera di Roma – e che, a causa di alcune situazioni collegate alla pandemia da Covid-19, sono stati impossibilitati a presentarsi per sostenere la prova nella sede e nel giorno indicati.
Tale impedimento è da addebitare ad alcune condizioni riconducibili al rischio derivante a sé e ai propri familiari di un possibile contagio che si sarebbe potuto verificare nei vari spostamenti dalla propria abitazione per raggiungere la sede della prova. Tra queste, la condizione di soggetti affetti da malattia autoimmune, immunodepressi, in quarantena, conviventi con familiari anziani e/o invalidi al 100% con legge 104.
Alcuni di noi, a tale proposito, avevano fatto richiesta alla Rai di poter fare la prova in una data diversa rispetto a quella ufficiale proprio per evitare di esporsi e esporre altri a qualunque rischio, richiesta che non ha trovato alcuna risposta da parte della Rai come invece accaduto per altre categorie di persone.
Come da articolo uscito sulla stampa ieri 11 ottobre, infatti, e non attraverso una dichiarazione ufficiale della Rai rivolta a tutti i candidati, a selezione avvenuta scopriamo che in data odierna si è svolta la prova concessa ai candidati di religione ebraica, impossibilitati a sostenere la prova nella data ufficiale per via della propria religione, e che ci saranno date differite e con modalità differenti – e di conseguenza contestabili – per alcune candidate con gravidanza a rischio: la Rai non ha mai comunicato ufficialmente questo aspetto, impedendo di fatto ad altre eventuali giornaliste in queste condizioni di partecipare.
Nelle comunicazioni ricevute veniva precisato: «La sua assenza o il suo ritardo rispetto all’orario stabilito saranno considerati rinuncia alla selezione». Non veniva indicata, dunque, l’eventualità di seconde o terze date, né di altre modalità concorsuali come la partecipazione da remoto, che in una condizione straordinaria quale una pandemia dovevano invece essere previste per garantire l’accesso alla selezione anche ad altre categorie di persone.
In virtù di quanto esposto ed essendo certi che la Rai non voglia in alcun modo mancare in trasparenza ed equità di trattamento, chiediamo sia data anche a noi la possibilità di sostenere la prova selettiva, assicurando in tal modo la salvaguardia dei diritti di tutti, primo fra tutti quello alla salute”.

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