Conde Nast taglia: a rischio 26 giornalisti “italiani”. Subito quattro giorni di sciopero.

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Foto di Anja🤗#helpinghands #solidarity#stays healthy🙏 da Pixabay

I giornalisti di Conde Nast non ci stanno. Di fronte al piano aziendale presentato dalla “casa madre” americana che prevede il taglio di 26 unità del comparto italiano, i 69 redattori delle riviste edite nel nostro paese si sono riuniti in assemblea e hanno dichiarato lo stato di agitazione con una giornata di sciopero immediata, andata in scena venerdì scorso subito dopo la riunione, e altre quattro affidate al Cdr.

Il piano di Conde Nast – L’intenzione del gruppo americano, in nome del “digital first”, è quella di ridurre le risorse stanziate a Milano per i giornali di carta, attingendo maggiormente ai contenuti provenienti dal network internazionale del gruppo di Vogue, Vanity Fair e Gq. Nei programmi del gruppo editoriale non ci sarebbe, infatti, il ridimensionamento delle edizioni cartacee né di quelle digitali. L’obiettivo, dunque, è quello di incrementare l’utilizzo della syndication, che prevede la pubblicazione dei servizi giornalistici su più edizioni del network dei singoli brand. A questo scopo verranno uniformati anche i formati dei giornali, in modo che l’impaginazione risulti più semplice. Il reparto grafico dovrebbe diventare un’unità ‘orizzontale’, con gli stessi giornalisti che lavorano per tutte le testate. Per quanto riguarda i giornalisti scriventi, i tagli più consistenti toccheranno la carta stampata. Essenziale diventa la conoscenza dell’inglese per affrontare riunioni sinergiche con le direzioni internazionali di Londra, Madrid, Usa. E poi sempre più centralità ai video, obiettivo da raggiungere con l’inserimento in organico di operatori, montatori e filmmaker anche in Italia.

I giornalisti non ci stanno – Il piano è stato presentato al Cdr dal direttore generale Domenico Nocco, l’ufficiale di collegamento tra l’editrice italiana e il gruppo centrale di stanza a New York, che ha giustificato la necessità di nuovi tagli con le perdite che, nel 2021, si prevede raggiungano i 12 milioni di euro.

Una soluzione, quella dei tagli, che non piace ai giornalisti che, pur comprendendo “la difficile congiuntura in cui si trova il mercato editoriale, aggravata anche dalla pandemia”, scrivono in un comunicato, trovano la decisione “incomprensibile, alla luce delle dichiarazioni dell’azienda di voler investire sui talenti interni e di voler adottare un atteggiamento socialmente responsabile, attento alle disuguaglianze e all’inclusione”.

Da parte loro l’assemblea rilancia sostenendo che la strada “per far tornare i conti” “passi dalla salvaguardia degli attuali organici e dal loro coinvolgimento in progetti che valorizzino la storia di Condé Nast in Italia”. “Perché – si legge nella nota -, come abbiamo dimostrato, sappiamo fare bene il nostro lavoro, garantendo ai nostri tanti affezionati lettori un’informazione competente e innovativa. Al contrario, oggi si profila la scelta di andare verso testate uniformate a livello internazionale, con spazi sempre più ridotti per i contenuti locali. Un indirizzo che contestiamo, convinti che un buon servizio a chi ci sceglie, in edicola o in rete, sia dare spazio alla sua storia.

Il piano aziendale presentato, però, va in tutt’altra direzione: i giornalisti avranno 15 giorni di tempo per candidarsi autonomamente al pre-pensionamento, accettando uno scivolo di 36 mesi. In base a quanti si proporranno, Conde Nast Italia procederà poi a chiamate individuali nei successivi 15 giorni, per la quota mancante di esuberi. Solo al termine del mese complessivo, l’editrice deciderà se e come procederà a licenziamenti. I giornalisti dovranno attendere fine giugno per sapere il loro destino: se l’editore non avrà raggiunto il numero stabilito di tagli, inizierà con le uscite forzate. Ancora non si sa con quali modalità: se licenziamenti individuali, collettivi o chiusure di testate.

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