Conte apre gli Stati generali dell’Editoria, a settembre i testi di legge

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Apertura stamane a Palazzo Chigi per gli Stati generali dell’editoria. L’onore del taglio del nastro al presidente del consiglio Giuseppe Conte.”Tutti dovranno dare un contributo per un percorso condiviso”, ha premesso. “Serve una riflessione comune su un settore fondamentale della nostra democrazia”. Quindi il premier ha illustrato “un percorso articolato, impegnativo è inclusivo” su cinque macroaree: 1) Informazione primaria; 2) Giornalisti e altri operatori del settore; 3) Editoria; 4) Mercato; 5) Cittadini. Ultima macroarea, ma per l’esecutivo la più importante, perché “l’obiettivo è perseguire l’interesse collettivo”. Come? Regalando al Paese “un sistema dell’informazione nuovo, efficiente, vigoroso, equo e libero. Non vogliamo stravolgere nulla, ma migliorare il sistema dell’informazione – ha concluso Conte – con il vostro aiuto”.

Il sottosegretario all’editori, Vito Crimi.

Stati generali che, come illustrato dal sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi, si articoleranno in cinque fasi: 1) A marzo acquisizione delle proposte da parte di tutti presso il dipartimento per l’Editoria, “una fase che durerà trenta giorni”; 2) Incontri pubblici specifici con ogni categoria (da maggio); 3) A luglio, poi, una due giorni di sintesi delle proposte fatte al Dipartimento che si svolgerà a Torino; 4) Sintesi e valutazione politica; 5) E infine proposte di legge definitive che arriveranno a settembre. “Un percorso – ha ribadito più volte Crimi – in cui tutti potranno dare il proprio contributo”. E un percorso per introdurre un nuovo modello “per il rilancio del settore, non per farlo bivaccare ancora per un po’ di tempo”. Chi si aspetta insomma, che in questa fase di crisi sistemica il governo stanzi dei fondi a sostegno con un contributo diretto dell’editoria si sbaglia di grosso…