Corriere della Sera, si tratta sul caso Sargentini: “Scuse e sospensione ritirata”

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La giornalista del Corriere della Sera Monica Ricci Sargentini - Foto da streaming

Si cerca una conciliazione, al Corriere della Sera, sul caso Ricci Sargentini.

Monica Ricci Sargentini è la giornalista accusata dalla direzione di aver contribuito a scatenare un “mail bombing” contro un articolo di Roberto Saviano sulla regolarizzazione della prostituzione. A seguito del mail bombing, migliaia e migliaia di mail di protesta tutte uguali arrivate sulle loro caselle, il direttore Fontana e la vicedirettrice vicaria Barbara Stefanelli non hanno avuto accesso alla posta per alcuni giorni. Secondo l’ufficio legale del giornale la vicenda avrebbe anche potuto portare al licenziamento, ma è stata scelta la strada dei tre giorni di sospensione. La storia ha suscitato molti commenti, da molte parti sono state prese le difese di Sargentini, in nome della libertà di parola e di espressione (vedi Associazione Stampa Romana e Associazione Stampa Lombarda).

Ora, una settimana dopo gli eventi, la diplomazia è al lavoro. Si lavora su questo schema: una lettera di spiegazioni e di scuse di Sargentini, in cambio del ritiro delle sanzioni.

Sex work – Tutto comincia con l’articolo che Saviano pubblica su Sette, magazine del Corriere, il 22 aprile. Saviano interviene in favore del riconoscimento e della regolamentazione del “sex work”, contro la legge Merlin (1958) che chiuse le “case di tolleranza”. Scrive Saviano: “Criminalizzare un fenomeno non lo elimina, regolamentarlo, invece, tutela chi vi è coinvolto”. Alcune associazioni femministe insorgono e avviano il mail bombing: “Mi chiedo – dice la lettera ripetuta in migliaia di copie – come un giornale di tale diffusione e importanza in Italia possa difendere un’informazione tanto parziale, superficiale e dannosa. Da dove arriva tanta misoginia al Corriere della Sera e a chi lo dirige? L’articolo di Saviano che avete ospitato nelle vostre pagine è scandaloso per contenuto e per superficialità e ritengo la testata responsabile di diffondere cultura da carta straccia, solo per conformismo ammantato di radicalità rivoluzionaria. Come si può paragonare la legalizzazione della marijuana alla legalizzazione della prostituzione. Ma sì, certo, siamo carta igienica noi donne in fondo. Saviano non sa che la prostituzione è quasi solo tratta e la regolarizzazione è una manna per papponi e mafiosi? Non conosce il modello abolizionista, già in vigore in molti Paesi civili? Non sa che quello che lui chiama ‘lavoro’ è inaccettabile tragedia (per le donne coinvolte ovvio)? Perché riconosce agli uomini il diritto di stuprare a pagamento? Perché non studia e non riflette sull’umanità disgraziata che non è solo quella di Gomorra prima di parlare? Da dove gli/vi viene tanta misoginia?”.

Tre giorni – Una delle copie arriva a direttore e vicedirettrice “girata” dalla Sargentini a un’altra persona. Dunque, Sargentini era parte attiva dell’iniziativa, dice la direzione del Corriere. Su sollecitazione del direttore, l’Azienda invia alla giornalista una formale lettera di richiamo, contestandole l’intento di avere voluto danneggiare l’immagine del giornale, nonché di aver inteso creare problemi al sistema informatico, intasato dalle mail di protesta. Ricci Sargentini si rivolge a un legale che replica al richiamo. Sargentini riceve la sospensione di 3 giorni dal lavoro.

Il sito Dagospia racconta tutta la storia. Il Comitato di redazione si rivolge al direttore Fontana: “Ti scriviamo riguardo alla lettera e al provvedimento disciplinare conseguente che hanno raggiunto la collega Monica Ricci Sargentini e che oggi sono diventati di dominio pubblico. Li riteniamo gravi e inusuali sia per la collega che per la storia del Corriere e dei rapporti tra la Direzione e la redazione. Ti chiediamo quindi di far ritirare la sanzione ex art.7 L.300/70 che giudichiamo inappropriata per la collega e lesiva per l’immagine stessa del giornale e della sua redazione”.

Dominio pubblico – Il direttore prontamente ribatte: “Cari colleghi, credo sia doveroso che l’organismo sindacale chieda prima all’azienda di conoscere esattamente i termini della questione che sono profondamente diversi da ciò che, come scrivete, ‘è diventato di dominio pubblico’. Si tratta infatti della contestazione di un mail-bombing contro il giornale a cui la collega ha partecipato dando istruzioni sulla sua realizzazione. La collega Monica Ricci Sargentini non ha mai chiesto alla direzione di poter esprimere la sua opinione o di promuovere un confronto sull’articolo che si riteneva di contrastare”.

Il Cdr convoca l’assemblea di redazione, martedì 26 aprile. L’assemblea non si pronuncia ufficialmente, in attesa della mediazione in atto.

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