Corriere, il grande ritorno: 70 per cento in redazione. Ma c’è chi vuole resistere

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L'immobile di Via solferino a Milano sede del Corriere della Sera - Foto da Wikimedia Commons

Dal primo aprile si torna a lavorare in redazione. Almeno il 70 per cento dei giornalisti. Con smart working a rotazione. Poi, entro luglio, tutti alla propria scrivania, come prima del Covid.

E’ quanto deciso dalla Direzione del Corriere della Sera e comunicato al Comitato di redazione.

Non tutti sono d’accordo, però, come rivelò un dibattito svolto sulla rete interna di mail. Molte redattrici, in particolare, chiedevano di considerare i vantaggi del lavoro da casa, soprattutto riguardo all’organizzazione familiare e di avere la possibilità di esercitare un’opzione.

Stato dell’epidemia – Preso atto di tutto questo, il Cdr ha chiesto al direttore un nuovo incontro.

La comunicazione della Direzione è del 18 marzo: in seguito allo stato dell’epidemia e alle decisioni del governo sull’emergenza, “la Direzione intende avviare dal primo aprile un rientro graduale della redazione in presenza”.

Da quella data -prosegue la lettera al Cdr- la quota in presenza dei giornalisti di tutte le sedi dovrà essere transitoriamente al 70 per cento dell’organico giornaliero. Il rientro totale va completato invece entro il primo luglio, scadenza fissata dal governo per la proroga delle regole sullo smart working. Le riunioni redazionali si terranno ancora in video conferenza, così come sarà mantenuto l’obbligo di mascherina. I turni di lavoro nell’orario super notturno si potranno svolgere in smart working. Il lavoro in smart working andrà programmato nelle redazioni secondo il principio della rotazione.

Urgenza e importanza – La Direzione continuerà a valutare le richieste presentate dal Cdr in relazione allo smart working.

Quattro giorni più tardi il Cdr, ascoltati gli umori della redazione, scrive al direttore Luciano Fontana per chiedere un nuovo incontro sul tema smart working. Specificando urgenza e importanza di un dialogo, ai fini del buon clima in redazione e della produttività.

Il giorno dopo, una redattrice scrive a tutti i colleghi: “Ho appreso che ieri, in 24 ore, in Germania ci sono stati 329 morti e quasi 284 mila nuovi casi, ma il sospetto del giornale è che siano di più, per i limiti alle capacità di eseguire test. Anche in Lombardia i numeri e incidenza sono in rapida risalita”. Dato che la deroga del governo sullo smart working è prorogata fino al 30 giugno, l’autrice della mail chiede se non sia meglio un rientro più graduale, tipo 50/50 invece che 30 in remoto e 70 in presenza, tenendo conto del ritorno del virus. E considerando che le redazioni del Corriere sono per lo più in open space, con spazi ristretti. Conclusione: buona fortuna a tutti.

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