Cpj: nel 2009 strage di giornalisti

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omicidio.jpgQuello che sta per chiudersi è stato l’anno più nero, in termini di vittime, della storia del giornalismo. Lo afferma il rapporto curato dal Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), pubblicato ieri (17 dicembre). Sessantotto è il numero di vittime tra i cronisti fatto registrare nel 2009, vale a dire il 60% in più rispetto all’anno passato, che aveva  si era fermato a 42 decessi. Superato, dunque, anche  il 2007, anno nero della violenza in Iraq (paese che per sei anni è stato quello con più giornalisti uccisi) durante il quale morirono 67 reporter. A far salire di molto il numero di vittime del 2009 è stato il massacro del novembre scorso avvenuto nelle Filippine in cui 30 rappresentanti dei media hanno perso la vita in un attentato politico. Oltre all’arcipelago del sud est asiatico, fronti caldi per l’informazione sono la Somalia, con nove giornalisti assassinati, il Pakistan, con quattro morti, e la Russia, con tre. Un’escalation inquietante si è registrata anche in Messico dove diversi giornalisti hanno perso la vita mentre indagavano su crimine organizzato e traffico di droga. “I tre quarti delle vittime sono stati uccisi deliberatamente a causa del loro lavoro e nell’85% dei casi nessuno è stato perseguito dalla giustizia”, ha sottolineato Robert Mahoney, vicedirettore del comitato indipendente che punta alla difesa della professione. “Ad armare gli assassini – fa notare il direttore esecutivo del Comitato, Joel Simon  – la sensazione di impunità di cui godono”. “Abbassare il tasso di impunità – ha aggiunto Simon – è dovunque la leva per ridurre il bilancio delle vittime, dall’Iraq alle Filippine, dalla Russia al Messico”.