Crisi editoria. Fnsi e Inpgi manifestano davanti al ministero del Lavoro. Ma il sindacato si divide

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Un momento della manifestazione dei giornalisti - Foto da streaming

Continua il pressing di Fnsi e Inpgi sulle istituzione per risolvere le molteplici criticità che da anni affliggono la professione giornalistica. Stamattina i rappresentanti della categoria sono tornati davanti al ministero del Lavoro per chiedere al governo quel “patto per l’informazione” che stanno sollecitando da tempo per il rilancio del settore. Un presidio che si è concluso con il ricevimento da parte del Capo di gabinetto del ministro Andrea Orlando, del segretario e del presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e della presidente dell’Inpgi, Merina Macelloni.

“Invece di parlare di commissariare l’Inpgi o di assorbirlo nell’Inps parliamo di lavoro, di come renderlo meno precario, di come restituirgli dignità. Parliamo prima di lavoro e poi di previdenza, perché senza il primo non ci può essere la seconda”, ha esordito in apertura di conferenza il segretario generale del sindacato, Raffaele Lorusso.

“Non stiamo protestando contro qualcuno – ha aggiunto Lorusso –. Da parte nostra non ci sono chiusure preconcette, ma indicazioni chiare sui temi da trattare: abolire i cococo, definire l’equo compenso per i lavoratori autonomi, più lavoro regolare, meno pensionamenti anticipati. E ancora: nulla hanno fatto governo e parlamento per abolire il carcere per i cronisti, contro le querele bavaglio o per la tutela delle fonti, tanto meno per accompagnare il settore dell’emittenza locale nella nuova era digitale. Ce n’è abbastanza per sedersi con il governo attorno a un tavolo e parlare”.

Macelloni insiste sull’allargamento della platea – Dal canto suo la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, ha rivendicato il ruolo dell’Ente negli anni in termini di sostegno al settore e ricordato la recente delibera adottata dal Cda dell’Istituto, “nel rispetto della legge”, contenente alcune misure che concorrono al riequilibrio della gestione. “Non sono sufficienti, lo sappiamo. L’unica soluzione per riportare i conti in ordine – ha ribadito – è l’ingresso di nuovi contribuenti. Abbiamo presentato diverse proposte al governo, ma finora non c’è stato un vero confronto. Da parte della politica non c’è interesse a lasciare che l’Inpgi continui a fare il suo lavoro in difesa dell’autonomia della categoria. Ma assorbire l’Inpgi dentro l’Inps non è la soluzione: è la cancellazione della professione”.

L’appello di Giulietti a Draghi – “Se il presidente dell’Inps ci offre il bengodi ci convochi subito. Ma attenzione: non credo sia così e anche all’interno della categoria c’è chi su questo racconta balle ai colleghi”, ha esordito il presidente Fnsi, Giuseppe Giulietti, che ha poi rinnovato la richiesta al premier Draghi di convocare i rappresentanti dei giornalisti per parlare del futuro dell’informazione. “Il presidente del Consiglio apra il confronto sui temi della libertà di stampa in questo Paese, perché senza l’autonomia garantita dall’Istituto di previdenza, senza misure contro querele bavaglio e precariato, l’Italia rischia di scivolare ancora più in basso nelle classifiche internazionali”.

Oggi, ha evidenziato, “siamo davanti al ministero del Lavoro, ma ci rivolgiamo a tutti i ministri. La nostra è una richiesta urgentissima: servono interventi per dare piena attuazione all’articolo 21 della Costituzione, per la salvaguardia dell’Inpgi, per la tutela del lavoro, per difendere il segreto professionale, per liberare la Rai dai partiti, per una riforma complessiva del settore. Questa – ha concluso Giulietti – non è una battaglia corporativa, ma una battaglia di civiltà, per il diritto dei cittadini ad essere informati”.

Il sindacato diviso – Al presidio non hanno partecipato i consiglieri di minoranza della giunta della Fnsi. La decisione è stata spiegata in un comunicato firmato da nota firmata da Anna Russo, Massimo Alberizzi, Cristiano Fantauzzi: “Sicuramente il nostro Istituto di previdenza – si legge nella nota – è qualcosa di assai importante per i giornalisti, soprattutto per i più giovani che rischiano di ricevere una pensione di pura sopravvivenza. Ma in queste condizioni francamente non ce la sentiamo di protestare davanti agli uffici del ministro Andrea Orlando, impegnato in vertenze molto più pesanti sul piano sociale di quelle dei giornalisti. Dall’Ilva, alla Whirlpool, alle trattative sullo stop ai licenziamenti del dopo Covid, per citarne solo qualcuna. Noi non ci saremo, anche perché un sindacato e un Istituto di previdenza che si rispettino dovrebbero essere dentro il ministero a trattare con il Ministro e non fuori a protestare contro il Ministro. Manca da parte del sindacato quel minimo di autocritica che sarebbe doveroso in un momento di emergenza e urgenza come l’attuale”.

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