Crisi editoria, “Il Riformista” sospende le pubblicazioni

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Riformista chiudeDa domani un altro quotidiano scomparirà dalle edicole italiane. A chiudere i battenti è “Il Riformista”, quotidiano arancione fondato 10 anni fa da Polito e Velardi. Nonostante il ripristino dei fondi all’editoria e la riorganizzazione in atto della materia, continua l’ecatombe di molti giornali di partito. Ad annunciare la sospensione delle pubblicazioni l’attuale direttore della testata, Emanuele Macaluso. “Con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile, non hanno avuto esito positivo – scrive Macaluso nell’ultimo editoriale -. L’assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l’amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale”. Il direttore nel suo lungo e amaro articolo si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe: “dispiace che in un momento difficile per il giornale, e amarissimo per me, ci sia stato qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco il mio impegno che ho profuso con disinteresse e passione. Infine, voglio ribadire che non ce l’abbiamo fatta, anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l’abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l’ha data. È un segno dei tempi. Ma non mi arrendo”. “Comunque vadano le cose – conclude amaramente Macaluso – da oggi non sarò più il direttore di questo giornale”. I giornalisti del Riformista, riuniti tutto il giorno in assemblea, hanno preso atto “con profondo rammarico e completo dissenso, della decisione votata a stretta maggioranza dall’Assemblea dei soci di procedere alla liquidazione immediata della cooperativa che edita questo giornale e alla immediata sospensione delle pubblicazioni”. “Rendiamo noto – scrive l’Assemblea in un comunicato – che tre giornalisti su sette membri hanno votato contro. L’assemblea di redazione giudica inaccettabile e gravissimo l’atto di liquidazione che, di fatto, rende difficile l’interessamento di possibili acquirenti. Chiediamo ai vertici di Fnsi, di Stampa romana, dell’ordine dei giornalisti, al mondo politico, alle forze sociali, agli intellettuali che hanno scritto sul nostro giornale e a tutti i nostri lettori di tenere ancora accese le luci e l’attenzione sulle sorti di questo quotidiano”. Per il momento l’appello dei redattori ha fruttato la solita solidarietà bipartisan. La Federazione della stampa e l’Associazione stampa romana chiedono che “la gestione della liquidazione amministrativa del giornale non si limiti a meri atti di chiusura contabile ma cerchi in ogni modo di recuperare questa partecipazione, fatta di sacrifici, ricercando ogni strada perché una nuova compagine editoriale porti al più presto alla ripresa delle pubblicazioni”. Dal mondo politico la solidarietà arriva da tutte le forze. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, scrive su twitter: “con la chiusura del Riformista viene meno una voce libera e autorevole. Sono vicino alla redazione e a tutti i lavoratori”. Il presidente dell’IdV, Antonio Di Pietro dice che “la chiusura di un giornale è una voce in meno in democrazia e rappresenta un brutto colpo per l’informazione”. Solidarietà arriva anche dagli uffici stampa del Partito democratico e di Sinistra ecologia libertà. Dal Pd parla anche il responsabile comunicazione Matteo Orfini, secondo il quale la chiusura “è una sconfitta per tutti”. “Chiude il Riformista e nessuno è riuscito a metterci una pezza. Peccato”, dice il deputato dell’Udc, Roberto Rao. “Se ci fosse mercato – aggiunge – tanti bravi colleghi sarebbero assunti in altre testate. Se ci fosse mercato, forse, il Riformista non avrebbe chiuso”. Quanto al Pdl, parla Anna Maria Bernini, portavoce vicario del partito: “Quando si spegne una voce, si impoverisce lo spazio di libertà”, e chiude “spiace davvero tanto pensare che da domani questi giornalisti un po’ impertinenti ci criticheranno un po’ di meno”.