Crisi Inpgi. Adepp: “Causa non sono i giornalisti. Ora il governo deve scegliere”

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La sede del Inpgi, l'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola" in via Nizza. - Foto da ufficio stampa Odg

“Il Governo deve scegliere dove effettuare il riequilibrio dell’Istituto dei giornalisti, se riportandolo in alveo pubblico – di fatto da finanziare con le tasse del contribuente –, oppure se impostare un percorso di rientro da mantenersi in ambito privato, quindi non a carico della fiscalità generale, con un piano di stabilizzazione finanziaria condiviso tra i diversi livelli istituzionali coinvolti, che intervengano in deroga, temporanea e specifica, ai vincoli, assai stringenti, e al quadro regolatorio emergente dalla disciplina del dlgs 509/1994 e di altre disposizioni di settore in materia previdenziale”. Così l’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati è intervenuta sulla crisi dell’Inpgi, la cassa previdenziale privata dei giornalisti italiani.

“Di certo portare l’Inpgi in difficoltà all’interno dell’Inps – aggiunge l’associazione in un comunicato – significherebbe invertire la traiettoria da tempo intrapresa della privatizzazione degli Enti di previdenza dei professionisti appartenenti al sistema degli Ordini Professionali, che ha prodotto, come anche riconosciuto dall’ultima sentenza della Corte Costituzionale n.7/17, buoni risultati misurabili senza gravare sui conti pubblici e che ha dato concretezza al principio di sussidiarietà enunciato dalla nostra Costituzione”.

Di certo la causa di questa situazione per l’Adepp non sono i giornalisti ma la crisi dell’Inpgi “è senza dubbio la conseguenza della crisi del suo sottostante lavorativo. Siamo infatti passati dall’informazione su carta, che faceva perno su professionisti ordinistici e su regole certe, a un mondo della comunicazione molto più ampio ma destrutturato e caratterizzato dalle figure professionali più varie, con inquadramenti previdenziali più disparati”.

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