Crisi Inpgi. Grafici e poligrafici dicono no al “trasloco” e chiedono un incontro a Draghi

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La sede dell'Inpgi (foto creative commons)

Neanche il tempo di abbozzare l’ipotesi di un eventuale trasmigrazione di grafici e poligrafici da Inps a Inpgi per salvare la cassa previdenziale dei giornalisti (leggi qui l’articolo di AdgInforma.it), che i diretti interessati sbattono la porta in faccia al Governo. Proprio nessuna categoria, più o meno affine al giornalismo, sembra voler portare i suoi contribuenti dentro l’Inpgi. D’altronde la situazione critica della cassa di Via Nizza a Roma è rinomata e nessuno vuole “immolarsi” per salvarla. Il no al cambio di cassa è arrivato puntuale dai sindacati di grafici e poligrafici attraverso una lettera, firmata dalle segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil e rivolta al presidente del Consiglio, Mario Draghi e per conoscenza al sottosegretario all’editoria, Giuseppe Moles.

Nella missiva si sottolinea la contrarietà a questa possibilità e si richiede un incontro urgente. I sindacati di categoria sottolineano di aver appreso “dall’articolo del Sole 24 ore del 15 settembre che sarebbero in atto interlocuzioni tra alcune delle parti coinvolte per far confluire i lavoratori del settore grafico e poligrafico nel Fondo previdenziale per i giornalisti Inpgi”. “Inoltre – scrivono ancora nella lettera -, sempre dalle notizie diffuse dai quotidiani siamo venuti a conoscenza, dell’insediamento di una commissione tecnica della quale fanno parte i ministeri del Lavoro e dell’Economia, l’Inps, l’Inpgi e il Dipartimento dell’Editoria. A oggi, pur essendo le scriventi segreterie nazionali titolari della delega contrattuale e politica per i lavoratori dell’intera filiera dell’editoria, le stesse non hanno avuto la possibilità di esprimere la propria posizione che sul tema è di contrarietà. Ricordiamo che attualmente i lavoratori grafici e poligrafici versano i contributi previdenziali presso l’Inps, e quelli sulla previdenza complementare rispettivamente al Fondo Byblos e al Fondo Casella, attualmente commissariato”. La crisi dell’Inpgi, aggiungono, “è ben nota da tempo, e nella normale dialettica abbiamo sempre espresso grandi preoccupazioni e perplessità rispetto a operazioni meramente contabili, come quelle dei comunicatori, per la salvaguardia dell’Ente stesso, ritenendo invece necessaria un’analisi complessiva dell’intero sistema riguardante l’informazione e l’editoria. Riteniamo pertanto urgente reiterare ancora una volta la richiesta di un incontro, come già ripetutamente fatto fin dal suo insediamento, ad oggi mai riscontrata. Inoltre, riteniamo urgente essere uditi dalla Commissione in essere per la crisi Inpgi, alla luce delle valutazioni inerenti i lavoratori del settore grafico e poligrafico, e insediare un tavolo di confronto con il Governo sulla trasformazione digitale e tecnologica nella filiera dell’editoria”.

Insomma, dopo il muro alzato dai comunicatori, anche grafici e poligrafici rispediscono al mittente l’ipotesi di un trasloco nell’Inpgi. Ora la palla torna al tavolo tecnico governativo istituito dal decreto sostegni bis, che dovrà trovare una soluzione entro il 20 Ottobre prossimo. Di tempo per salvare l’Inpgi dal commissariamento ce n’è sempre di meno ed a fine anno scadrà l’ultima proroga concessa dalla legge. I numeri sono noti a tutti, l’ultimo bilancio si è chiuso con un rosso di 242 milioni di euro e senza lo “scudo” della legge l’ente sarebbe già stato commissariato.

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