De Bortoli: se i politici si lamentano, la stampa è libera

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Nel giorno in cui i giornalisti organizzano flash mob a difesa della libertà di stampa e Luigi Di Maio (e il blog 5 Stelle) per tutta risposta stilano la classifica dei giornalisti epurati ma bravi e da riportare in Rai (Milena Gabanelli, Massimo Giannini, Massimo Giletti, Giovanni Floris, Luca Mercalli e Nicola Porro) e degli editori cattivi macchiati dal conflitto d’interessi (Marco De Benedetti, Carlo De Benedetti, Paolo Berlusconi, Francesco Gaetano Caltagirone, Antonio Angelucci), LoSpecialista.tv consiglia una tregua e una bella pausa di riflessione. Pochi minuti per leggersi l’intervista di oggi su Il Foglio a Ferruccio de Bortoli. “Non servono manifestazioni di giornalisti in piazza, né flash mob”, premette de Bortoli in una chiacchierata con Salvatore Merlo. “Dovremmo cercare di fare meglio e fino in fondo il nostro mestiere. Troppo spesso nelle interviste televisive accade di vedere il microfono lasciato nelle mani del politico. Come pure bisogna smetterla con le interviste fatte via mail sui quotidiani. Sono pessime”. “Bisognerebbe smettere di avere rapporti amicali con le fonti e guardare nelle pieghe della gestione del potere, cosa che il M5s evidentemente non sopporta. L’intolleranza nei confronti delle domande è tipica di chi sta al potere. Ma le domande non rivelano un pregiudizio, sono un dovere. La base della professione. E vanno fatte”. “Le interviste si fanno parlando. Altrimenti non sono interviste”.

Puttane e pennivendoli? “Espressioni cosi volgari non le ricordo in passato, ma essendo questi nuovi politici più maleducati e più ignoranti dei loro predecessori non mi stupisco… …gli insulti qualificano solo chi li pronuncia. Trovo invece più grave – sottolinea de Bortoli – l’uso minaccioso dello strumento legislativo da parte del governo”. “Questi gettano sul tavolo una legge come fosse un manganello. È come dicessero: ‘Ti colpirò in altro modo’. Ecco, qui io ci vedo qualcosa di preoccupante. Un riflesso autoritario. Una violenza implicita. La politica ha il diritto di regolare i settori, ma se si arriva al punto di usare strumenti di legge a scopo ritorsivo allora siamo all’anticamera dell’autoritarismo. Mi capita di pensare che il successo politico abbia dato alla testa ai Cinque stelle”. E come se ne esce? “Facendo bene i giornalisti, ripeto… …Se perdono la pazienza vuol dire che stiamo facendo bene il nostro mestiere. Gli unici posti in cui i politici non si lamentano – conclude de Bortoli – sono quelli dove la stampa non è libera”.