Del nuovo bouquet Rai resterà solo un Fiorello

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Parafrasando Raf, cosa resterà di questi anni Rai. E cosa ricorderemo della gestione di Fabrizio Salini. Un “tipo normale”, si disse quando il Movimento 5 Stelle decise di affidargli lo “scettro” della tv di Stato. Varcati i cancelli di Viale Mazzini nell’estate del 2018 – primo amministratore delegato con pieni poteri dopo la riforma Renzi del 2015 – promise “valorizzazione di personalità, creatività e risorse”; lanciò la sfida a Netflix “per riconquistare i giovani”; e cominciò a scrivere il piano industriale “digital first” con annessa alfabetizzazione per i più maturi. Un piano con al centro il prodotto: fatto in casa, con apposite factory e per ogni piattaforma. E quindi nove direzioni orizzontali e un calcio a “vecchi feudi e potentati e alle vecchie logiche”. Quindi immaginò “uno dei più importanti portali dell’informazione del Paese”, “più spazio a inchieste e approfondimento”, pluralismo con meno costi, meno sprechi e più tecnologia. Una Rai, insomma, di cui andare orgogliosi, più simile alla BBC.

DALLE STELLE ALLE STALLE – Poi Salini dal settimo piano è sceso con i piedi per terra. Ha toccato con mano quanto l’Azienda sia paralizzata da quei partiti che lo avevano nominato e che via via hanno preteso di attovagliarsi con lui in vista delle nomine a Reti e Tg; si è accorto di come l’Azienda sia sotto ricatto – con la storia dell’extra gettito del canone – per ottenere le risorse necessarie al salto di qualità; ha sperimentato quanto siano radicati tra i dirigenti e i giornalisti quei vecchi feudi e quelle vecchie logiche che voleva spazzare via. E alla fine, a dare un colpo di grazie alla sua “raivoluzione”, è arrivato il coronavirus: piano industriale fermo fino al 2021 e tutte le riforme in soffitta. Anche il nuovo bouquet di 15 canali, con il canale in inglese, quello istituzionale e quello per target femminile, rimandati a tempi migliori. Quando quest’emergenza sarà passata – e speriamo presto – lasciando sul campo palinsesti in quarantena e pieni di repliche e una raccolta pubblicitaria con la mascherina, a Salini resteranno pochi mesi alla fine del mandato triennale (primavera del 2021). Cosa resterà? Caro Raf, un palinsesto appaltato ai soliti noti e alle stesse società di produzione esterne; gli stessi identici telegiornali, con qualche direttore sbucato dal nulla; un bel cantiere con i conti e le idee in disordine; e un contratto di servizio tutto da riscrivere. Oltre alle gustose performance di Fiorello su RaiPlay e a un bel bis di Amadeus a Sanremo. Ma naturalmente speriamo di sbagliarci.

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