Donne mercificate, #dettofatto (Rai) vola su Twitter, ma non è una cosa buona

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Emily Angelillo in un fotogramma del controverso tutorial di Detto Fatto

L’importante è che se ne parli, in questo caso e più che mai oggi, 25 novembre, non è una buona cosa. Perché lo scivolone del tutorial per far la spesa sexy al supermercato, andato in onda su Rai2 nel primo pomeriggio di ieri, alla vigilia del giorno dedicato al contrasto della violenza sulle donne, suona proprio come uno schiaffo ad anni di battaglie, attivismo, lotta contro stereotipi, patriarcato, maschilismo e chi più ne ha, più ne metta, soprattutto da parte di un servizio pubblico che nei giorni scorsi si è proposto come “piazza” per le varie manifestazioni nell’anno del distanziamento e del tutti a casa, ed è particolarmente amaro.

Da tempo persiste il pensiero, nel mondo dell’attivismo anti-violenza e pro-parità effettiva (e non solo a parole), che a boicottare le donne siano spesso altre donne, che alimentano stereotipi e pregiudizi e validano di buon grado determinati approcci e comportamenti patriarcali e maschilisti. Ma il siparietto della pole-dancer che spinge il carrello della spesa ancheggiando come Jessica Rabbit, prende i prodotti dagli scaffali alzandosi sulle punte come una novella Nicoletta Manni, va ben oltre il boicottaggio. Non fosse evidentemente di pessimo gusto, sarebbe talmente trash da risultare quasi comico.

Le reazioni non si sono fatte attendere, soprattutto sui social, e non solo dalle donne. Anzi, a leggere i quasi 2.000 tweet fino ad ora postati (aggiornamento ore 17.20 del 25-11-2020) sembrerebbe che i più indignati siano proprio gli uomini:

Anche la ministra Bellanova è intervenuta nel dibattito sui social, pubblicando su Facebook e Twitter una domanda che molte donne si fanno continuamente guardando la tv:

E per il consigliere Rai, Riccardo Laganà (intervistato da Adnkronos), il siparietto di Detto Fatto ha oscurato tutto il lavoro e l’impegno del servizio pubblico nell’adattare il proprio palinsesto a ridosso di una ricorrenza così sentita come il 25 novembre. Oltretutto “decisamente contrario a codice etico e contratto di servizio”.

Anche l’epilogo probabilmente è prevedibile, come gli stereotipi di genere, d’altra parte:

Senza dimenticare l’amaro sarcasmo necessario in casi come questo.

Sì, sono arrivate le scuse direttamente dal direttore di rete, Ludovico Di Meo. Nascoste dietro un “la trasmissione ha la sola aspirazione di far divertire”. Come se mandare in onda, nel 2020, una raffica di stereotipi femminili negativi e una evidente ed eccessiva mercificazione del corpo della donna possa ancora essere divertente. E per l’AD Rai, Salini, si è trattato di “un episodio gravissimo” sul quale ha avviato un’istruttoria. Ma non sarebbe forse meglio, in futuro, fermarsi a riflettere e a fare un’analisi dei rischi? O magari organizzare corsi d’aggiornamento contro gli stereotipi di genere anche per autori & co, oltre che per giornalisti?