Di Maio cucina la “ricetta” Rai: più pubblicità e meno canone

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Più pubblicità e meno canone. Eccola la “ricetta” che da qui al 2021 il Movimento 5 Stelle ha intenzione di cucinare per la Rai. I particolari saranno presto illustrati alla stampa, e sembra siano contenuti in una proposta di Legge, a prima firma di Maria Laura Paixa, depositata alla Camera. Ma non basta, i 5 Stelle vogliono di nuovo mettere mano anche alla governance dell’Azienda appena rivoluzionata da Matteo Renzi. E lo faranno con un’altra proposta di Legge a firma Mirella Liuzzi, probabilmente ispirata alla riforma che voleva l’attuale presidente della Camera Roberto Fico. “Come Movimento 5 Stelle presenteremo una proposta per ridurre drasticamente il canone Rai”, l’annuncio del leader pentastellato Luigi Di Maio. “Abbiamo trovato una soluzione che ci consenta di ridurre il canone Rai senza danneggiare la qualità del servizio pubblico, che comunque deve migliorare”.

Insomma, in cima ai pensieri dei “gialli” – che sanno bene come il canone da 90 euro l’anno sia la “bolletta” più odiata dagli italiani – torna la Rai. Ma i “verdi” – per non farsi infilare in contropiede – non staranno a guardare. “Bene l’allineamento del Movimento 5 Stelle alla battaglia storica della Lega. Lavoreremo insieme per la sostenibilità economica dell’operazione, che segue alla nostra risoluzione per il taglio dei compensi e per la razionalizzazione dei dirigenti”, ha subito dichiarato Massimiliano Capitanio, capogruppo leghista in commissione di Vigilanza Rai.

Una notizia che non farà certo piacere al vertice di Viale Mazzini alle prese ogni anno col la chiusura di un difficile bilancio. Se si acquistano i diritti tv dei grandi eventi sportivi, infatti, si va in passivo. Altrimenti, senza Mondiali di calcio, Olimpiadi o Champions League, ci si accontenta del sostanziale pareggio. Presto – sembra di capire – bisognerà andare sul mercato a cercare altri spot e telepromozioni. Il tutto – considerando che il portafoglio degli inserzionisti si fa sempre più magro – per la “gioia” della concorrenza e di un mercato della pubblicità asfittico e fagocitato da motori di ricerca e social. Ma per la gioia, senza virgolette, degli italiani-elettori.