Di Maio e Salvini come Renzi: “Partiti fuori dalla Rai”

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La crisi che morde il settore dell’editoria (giornali, tv locali, agenzie di stampa); la rivoluzione digitale che stenta a decollare, a partire dalla Pa; l’avvento del 5g con le nuove aste di frequenze alle porte; il risiko dei colossi Tlc (con l’incognita dello scorporo della Rete Tim); lo strapotere degli OTT d’oltreoceano; la web tax; gli investimenti da destinare alla banda larga, l’avvento della nuova legislazione sulla privacy; il secondo switch off per la televisione digitale terrestre. Nel programma di governo di Luigi Di Maio e Matteo Salvini (30 capitoli e 57 pagine) tutto questo non c’è. Ma d’altronde il tempo era poco e le priorità altre… Per fortuna Lega e Movimento 5 Stelle si sono ricordati della Rai e dei suoi 13 mila dipendenti. “Per quanto riguarda la gestione del servizio radio televisivo pubblico intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all’eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia nonché alla valorizzazione delle risorse professionali di cui l’azienda già dispone”. Quattro righe e mezzo al capitolo 27: “Trasporti, infrastrutture e comunicazioni”.

Pochi concetti per promettere trasparenza, meritocrazia e valorizzazione delle risorse interne e garantire (come aveva fatto anche Renzi) “i partiti fuori dalla Rai”. Ma se Di Maio e Salvini vogliono davvero l’eliminazione della lottizzazione, presto potranno dimostrarlo. Scritto e fatto… A fine giugno scade il cda Rai e il nuovo board – con la riforma del Pd – sarà composto da sette consiglieri. Uno sarà nominato dai dipendenti, gli altri sei (due nominati dalla Camera, due dal Senato e due, tra cui l’ad, dall’azionista Tesoro) volendo potrebbero essere tutti “graditi” al nuovo asse giallo-verde. Tre li potrà reclamare, numeri alla mano, il Movimento 5 Stelle; i restanti tre andranno al centrodestra, con Silvio Berlusconi determinato a far valere i numeri perché in asse con Giorgio Meloni – con il voto limitato a uno – potrebbe mettere in minoranza Salvini. Un bel 6 a 1 della politica (M5S e centrodestra) sul “povero” dipendente Rai. E naturalmente si sceglieranno anche il presidente in commissione di Vigilanza dove M5S e centrodestra conteranno 30 commissari su 40. Il tutto per buona pace di Renzi che questa riforma l’ha introdotta: fuori il Pd dalla Rai… A quel punto queste quattro righe e mezza del programma giallo-verde torneranno di grande attualità.