Diffamazione a mezzo stampa. La Consulta decide sul carcere per i giornalisti

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Domani, Martedì 9 giugno, l’Ordine dei Giornalisti parteciperà per la prima volta nella sua storia all’udienza pubblica della Corte Costituzionale sulla legittimità della pena detentiva in merito al reato di diffamazione a mezzo stampa. Il Cnog sarà rappresentato dal presidente Carlo Verna che sarà collegato in videoconferenza dallo studio dell’avv. Giuseppe Vitiello di Napoli che ha curato l’istanza con la quale l’Ordine dei Giornalisti è stato ammesso presso un giudizio alla Suprema Corte.

“La categoria, rappresentata dal Consiglio nazionale dell’Ordine, è compatta nel chiedere l’abrogazione del carcere per i giornalisti – dichiara Carlo Verna, presidente del Cnog – ma questa pena afflittiva in vigore nel nostro Paese, come ha notato contrariato il Consiglio d’Europa, è questione tanto annosa quanto, aggiungiamo noi, vergognosa e non più tollerabile. La stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte sollecitato i governi italiani succedutesi nel tempo a rivedere il reato di diffamazione. Sul giornalismo in Italia, purtroppo – conclude Verna – i temi concernenti le regole obsolete sono tanti e auspichiamo che, a partire dalla pronuncia della Corte che auguriamo vada incontro alla libertà di stampa, si possa avviare una revisione complessiva delle norme.”

E in vista di questa decisione della Suprema Corte oggi si è tenuto un incontro nella sede del Sugc (Sindacato unitario giornalisti Campania) a Napoli per dire “No al carcere per i giornalisti e alle querele bavaglio”,

Hanno presenziato il segretario generale Fnsi Raffaele Lorusso e, in collegamento, il presidente Giuseppe Giulietti, il segretario e il presidente del Sugc, Claudio Silvestri e Gerardo Ausiello, e l’avvocato del sindacato Giancarlo Visone che ha presentato il 12 marzo del 2019 l’eccezione di incostituzionalità presso il Tribunale di Salerno su cui la Consulta si pronuncerà domani.

Al centro dell’attenzione della Corte costituzione ci sarà l’articolo 13 della legge sulla stampa, la n.47 del 1948, e l’articolo n.595, terzo comma del Codice Penale: la prima disposizione punisce la diffamazione a mezzo stampa con la reclusione da uno a sei anni e la multa non inferiore a 256 euro mentre la seconda – diffamazione aggravata dall’uso della stampa – viene punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro.

Una decisione, quella dei giudici costituzionali molto attesa: è legittima la pena del carcere per i giornalisti condannati per diffamazione a mezzo stampa? Domani sapremo ma intanto addetti ai lavori e rappresentanti sindacali hanno fatto il punto su una professione che in Italia è chiamata a difendersi da crisi del settore e libertà messe in forse.

L’incontro odierno è stato anche l’occasione per fare il punto sui due progetti di legge in discussione sulla cancellazione del carcere e sul contrasto alle querele bavaglio, in discussione in Parlamento, per la cui approvazione Governo e maggioranza parlamentare hanno ribadito la volontà di procedere in tempi brevi.