Diritti tv: il pallone va in Rete, ma Sky e Dazn rischiano l’infortunio

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Foto di Daniel Allgyer da Pixabay

In attesa della riapertura degli stadi, per il campionato di calcio di Serie A si apre una nuova era. Per vedere tutte le partite bisognerà bussare alla porta di Internet. Com’è noto, infatti, una piattaforma OTT, ovvero Dazn che qualcuno ha ribattezzato la Netflix dello sport, ha acquistato per 840 milioni sette gare in esclusiva: sabato ore 15 e ore 18; domenica ore 15 (tre gare), ore 18 e ore 20.45. E le altre tre partite (sabato ore 20.45, domenica ore 12.30 e lunedì ore 20.45) saranno in co-esclusiva (su Internet) con un altro broadcaster che sarà individuato da un nuovo bando della Lega calcio da predisporre entro due settimane. Broadcaster che potrà contare sull’esclusiva su satellite e digitale terrestre. Per vedere tutto il Campionato, insomma, dal prossimo anno bisognerà fare un abbonamento a Dazn, che oggi – con un’offerta che non si limita certo al calcio – costa 9,99 euro al mese. Oppure bisognerà bussare alla porta di Tim – partner tecnologico di Dazn – e comprare un pacchetto che comprenda oltre all’offerta di Tim Vision anche il collegamento alla Rete Internet di Telecom.

SKY NON HA PIU’ IL GRANDE CALCIO IN ESCLUSIVA – Un passaggio epocale per l’Italia. E non solo per i ritardi nell’infrastruttura tecnologica che dovrà sopportare una mole di collegamenti in contemporanea parecchio più alta dell’attuale. All’orizzonte c’è una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’offerta dello sport a pagamento. Fino ad oggi la voce grossa l’ha fatta Sky, partner principale della Lega Calcio ormai dal 2003. Ma dal prossimo anno la tv guidata da Maximo Ibarra non avrà più gran parte, se non tutta, la Serie A. E la Champions League, altro boccone prelibato per i tifosi, si potrà vedere anche con Mediaset e Amazon. Scompare, dunque, la parola esclusiva per Sky almeno su quelle che gli addetti ai lavori definiscono killer application per rastrellare abbonati. E con il pallone in Rete il primo infortunio lo rischia proprio il Gruppo Comcast…

MANCA LA PLATEA – Ma torniamo agli abbonati. Sky in Italia – le stime sono datate – ne conta meno di 5 milioni ad oggi. Tra 1,5 e 2 milioni – qui le stime ufficiali mancano proprio – li annovera Dazn che per sostenere oltre un miliardo di euro di costi all’anno, tra diritti tv e produzione, avrà bisogno come minimo di raddoppiare il costo dell’abbonamento e sperare in una migrazione di massa – non affatto scontata – dai lidi Sky. Quanti italiani, infatti, con la pandemia sul groppone potranno permettersi il doppio o triplo abbonamento? Ma soprattutto, c’è in Italia una platea sufficiente per giustificare la presenza forte sul mercato dello sport pay di due operatori? Per la risposta rivolgersi a Mediaset Premium…

IL MIRACOLO DELLA MIGRAZIONE – Attenzione, però. Dazn – che sul modello Netflix vende un pacchetto che puoi disdire quando vuoi – promette una Serie A meno costosa (di Sky), con un prezzo accessibile e più interattiva. Naturalmente – avendo sposato Telecom (e i suoi 340 milioni l’anno) che è nemica di Sky sul fronte della banda larga – non potrà fare partnership con Ibarra. Ma quanti abbonati le serviranno per andare in utile? e a che prezzo per i tifosi? Ipotizzano il miracolo della migrazione in tempi brevi, Dazn potrebbe arrivare a 5 milioni di abbonati. Ad ognuno di loro non potrà chiedere meno di 19,9 euro al mese per avere un po’ di margine. E poi c’è la pubblicità: cercasi concessionaria… Ma il mercato è asfittico: ne sanno qualcosa a Cologno Monzese dove, con approccio “opportunistico”, stanno rimettendo un piedino nel calcio. E lo sa bene la stessa Sky alla quale da anni – anche prima della pandemia – i conti del business pay in Italia non tornano più. E si spiega anche così il braccino corto nell’ultima asta… Davvero una bella sfida, quella tra Dazn-Tim e Sky, con Amazon, Discovery e Mediaset alla finestra pronte a ficcare il naso di tanto in tanto. Ma qualcuno da questa partita ne uscirà con le ossa rotte. Speriamo non siano i tifosi…

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