Dorsey, da Twitter ai bitcoin – a cura di Telpress

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foto da streaming

Jack Dorsey da Twitter al no profit per il bitcoin (Sole p.22). A più di un mese dall’addio a sorpresa da Twitter, si delinea meglio la nuova strada di Jack Dorsey, co-fondatore ed ex-ad del popolare social dei cinguettii, tra gli imprenditori più in vista del mondo tecnologico. Nella sua nuova vita si dedicherà sempre più alle criptovalute, di cui è stato un sostenitore della prima ora. Dorsey sta lavorando a un’organizzazione no profit, il Bitcoin Legal Defense Fund, che ha l’obiettivo di dare assistenza e tutela legale agli sviluppatori che si occupano di valute digitali, un settore sempre più diffuso ma che ancora non gode di piena credibilità da parte di investitori e attori finanziari.
Intanto si conclude la vicenda che aveva visto protagonista negli scorsi giorni Unicredit in merito alla sua posizione sulle criptovalute: un altro tweet dall’account ufficiale della banca spiega che l’istituto non intende impedire in alcun modo ai suoi clienti di effettuare investimenti in criptovalute, pur continuando a ribadire i rischi che tali operazioni comportano e che «Unicredit attualmente non effettua alcuna attività di investimento in criptovalute». Ciò premesso, «va però chiarito che Unicredit non inibisce assolutamente ai propri clienti transazioni di compravendita in valute virtuali, ferme restando le raccomandazioni sui rischi associati a questi strumenti» (MF p.8).
Da segnalare inoltre che gli utenti italiani di Revolut hanno in tasca sempre più criptovalute, evidenzia MF (p.11): da un’analisi delle transazioni la challenger bank britannica ha estratto alcuni dati interessanti riguardo ai suoi 650mila clienti nel Paese. In particolare, gli investitori che hanno acquistato cripto su Revolut nel 2021 sono cresciuti del 239% rispetto al 2020. Il bitcoin si conferma la moneta digitale più gettonata con un aumento degli investimenti del 236% sul 2020, seguita da Ethereum – che nel 2020 figurava al terzo posto e registra una crescita degli investimenti del 691% – e Ripple, che rispetto segna +210%. Da segnalare anche il cambiamento nelle abitudini di pagamento indotto dalla crisi sanitaria: se nel primo anno di pandemia 4 acquisti con carta su 10 accadevano online contro il 25% del 2019, nel 2021 gli acquisti online sono scesi ma si sono comunque attestati al 36% del totale, leggermente meno rispetto al 2020. Considerando che le restrizioni sono state molto più contenute rispetto all’anno precedente, tuttavia, è possibile dedurre che gli italiani abbiano comunque preferito comprare online alcuni prodotti e servizi.