Due milioni di perdite. E il Giornale di Sicilia dimezza la redazione

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Foto di meineresterampe da Pixabay

Mala tempora currunt a Il Giornale di Sicilia. Il quotidiano diretto da Antonio Ardizzone, che vanta una nascita nel 1860, vive in queste settimane un duro scontro tra l’editore (da ottobre 2017 la società Ses ha acquisito una quota di maggioranza che sfiora l’80%) e la redazione reduce da uno sciopero nelle giornate del 27 e 28 ottobre. E il motivo è semplice. I conti del quotidiano – con una diffusione intorno alle 8.500 copie e la pubblicità in ritirata a causa della pandemia – non tornano più. La semestrale 2020, infatti, a quanto apprende AdgInforma.it racconta di una perdita che sfiora i due milioni di euro. E la “medicina” prospettata dall’editore per risollevare il “malato” è dimezzare la redazione di 34 giornalisti.

Come? Con un ammortizzatore al 50% (quello attuale, attivo dal 2016, è un contratto di solidarietà al 18%) fino a febbraio del 2021, per poi passare con ogni probabilità alla proposta dei part-time. Insomma, rispetto agli otto esuberi attuali l’azienda ne chiede ben 17. E il Cdr – che ha messo sul tavolo l’internalizzazione della redazione internet (tre redattori), tre prepensionamenti e la possibilità di esodi incentivati – di esuberi ne vorrebbe gestire al massimo sei. Un duro braccio di ferro in cui un ruolo (da mediatore) potrebbe giocarlo anche il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, al quale l’organo sindacale ha chiesto in queste ore un incontro.

Il cdr, guardando alle mosse dell’editore, parla di “una decisione terribile, un atto di macelleria sociale, non giustificabile nemmeno in questo momento di crisi”. Editori che sono di tutt’altro avviso: “Basta guardarsi attorno per scoprire quanti giornali hanno chiuso negli ultimi anni e quanti altri attualmente versano in condizioni perfino peggiori della nostra, in una crisi di comparto ormai ultradecennale, non certo addebitabile agli editori. L’obiettivo principale rimane uno: garantire il futuro del Giornale di Sicilia, a tutela della sua storia, dei suoi lettori e dei suoi stessi dipendenti. Ed è quello che intendiamo perseguire”.

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