Duecento milioni l’anno di perdite Inpgi? Tridico: per l’Inps una piccola cosa

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Il presidente Inps Pasquale Tridico - Foto da streaming

“Il saldo dell’Inpgi in termini di bilancio era su un sentiero troppo stretto. C’è un disavanzo che continuerà di oltre 200 milioni l’anno”, ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico in un seminario del 2 febbraio scorso, organizzato dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro. Una delle slide mostrate dal presidente dell’Inps evidenzia la drammatica erosione del patrimonio, tratta dal bilancio tecnico attuariale del 2019. “Il patrimonio netto dopo il 2027 si sarebbe azzerato”, ha detto Tridico.

Il seminario, intitolato “L’Inpgi passa all’Inps. Come cambia la busta paga e il futuro previdenziale dei giornalisti”, era a porte chiuse, diffuso in streaming. Lo ha raccontato su puntoeacapo.org Gianni Dragoni, presente di persona.

Intervento tardivo – Dunque, la curva del patrimonio, indicato intorno al miliardo a fine 2021, va in picchiata fino al 2027, raggiungendo quasi lo zero, poi la linea si interrompe. Nel 2028 il patrimonio sarebbe finito sotto zero. “C’è un disavanzo strutturale. Era necessario un intervento. È stato tardivo”, ha detto Tridico. Solo dal 2017 è stato applicato il metodo contributivo per il calcolo delle pensioni, con un ritardo di sei anni rispetto alla legge Fornero, valida per la generalità dei lavoratori dipendenti iscritti all’Inps. Sia Marina Macelloni, presidente Inpgi, sia Tridico hanno affermato che fra le motivazioni del deficit c’è la crisi dell’editoria, con un numero di assunzioni che è la metà dei nuovi pensionati.

“Questo governo ha cercato – ha detto Tridico – il compromesso migliore. Si è arrivati a un ottimo compromesso, non così favorevole come avvenuto in passato per altri enti assorbiti. Abbiamo assorbito l’Enpals, anche con le regole proprie. Anche l’Inpdap si è portato le regole proprie del fondo. Per i giornalisti dal primo luglio valgono le stesse regole degli altri lavoratori dipendenti”.

Forte perdita – Il presidente Inps ha osservato che 200 milioni per l’Inps sono un deficit piccolo. Come dire trascurabile rispetto ai conti dell’Inps, gravati soprattutto dagli interventi per l’assistenza. Dragoni ricorda che nel 2021 l’Inps dovrebbe avere un risultato economico di esercizio in forte perdita, -15,46 miliardi, secondo la nota di assestamento al bilancio di previsione 2021 approvata dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) il 12 ottobre.

Pertanto il passivo dell’Inpgi è circa l’1,4% rispetto al passivo Inps. Se non ci fosse lo Stato che ripiana le perdite e ricostituisce il patrimonio, neppure l’Inps potrebbe stare in piedi. Per la fine del 2021 era stimato un disavanzo patrimoniale di 905 milioni. Secondo la nota di assestamento al bilancio Inps l’anno scorso ci sono stati 230,84 miliardi di entrate contributive e 363,46 miliardi di spese per prestazioni istituzionali. La spesa dell’Inps per prestazioni pensionistiche è pari a 241,33 miliardi.

Disinvestimenti mobiliari – L’anno scorso l’Inpgi 1 ha avuto una perdita di esercizio di -225,4 milioni, secondo il bilancio di assestamento (non è ancora il bilancio definitivo) approvato il 17 novembre dal consiglio generale, con 41 voti a favore e 19 contrari. Il bilancio preventivo 2022 stima una perdita di -236,64 milioni.

Per pagare le prestazioni (pensioni, ma anche cigs e disoccupazione), gli stipendi dei dipendenti e gli altri costi di struttura, l’Inpgi nel 2021 ha disinvestito patrimonio finanziario per 220 milioni, cioè ha dovuto vendere titoli per procurarsi la liquidità necessaria per tutti questi pagamenti.

Per il 2022 i documenti ufficiali prevedono “disinvestimenti mobiliari” per 205 milioni, cioè un’ulteriore massiccia vendita di quote di patrimonio finanziario, che in questo modo si riduce di oltre 200 milioni all’anno.

Prestazioni integrative – “Malgrado questa copiosa emorragia -scrive Dragoni- per la maggioranza che governa l’Inpgi (la stessa che governa la Fnsi e altri enti di categoria) rimane un punto fermo destinare, anche quest’anno, 2,347 milioni ai ‘costi per servizi resi dalle Associazioni di stampa’”.

Mentre l’assegno di chi è già in pensione non sarà toccato, per le pensioni da liquidare in futuro vale il principio “pro rata temporis”. Cioè le future pensioni saranno calcolate con i criteri Inpgi per i periodi di contribuzione fino al 30 giugno prossimo, mentre dal primo luglio in poi si applicheranno le regole Inps.

Molte regole sono già uniformate (come ad esempio l’età della pensione di vecchiaia, 67 anni per tutti, il rendimento dei contributi pari al 2% all’anno), ma rimangono alcune differenze, che potrebbero essere peggiorative per i giornalisti.

“Fatti salvi i criteri presenti e futuri di calcolo pensionistico – dice Dragoni- il riferimento potrebbe essere ad alcune prestazioni integrative dell’Inpgi, oltre che all’entità delle pensioni future (non a quelle già erogate) di reversibilità.

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