È live il sito di ITsART, la Netflix della cultura italiana voluta da Franceschini

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La landing page di ITsART

Ha un volto, o meglio, un logo, e uno spazio sul web la cosiddetta “Netflix della cultura italiana”, il progetto fortissimamente voluto da Mibact e tradottosi nella società partecipata da Cassa Depositi e Prestiti e Chili. La piattaforma digitale si chiamerà “ITsART”, nome nato dalla crasi di “Italy is Art” (l’Italia è Arte), come espressione internazionale dell’iniziativa che trae linfa, ispirazione e contenuti dall’imponente e unico patrimonio artistico del nostro paese. Anche nei colori del logo “ITsART” richiama italianità, ispirandosi al nostro tricolore.

Attivo anche il sito, www.itsart.tv, dove è in atto un vero e proprio “content-funding”, cioè l’invito a tutti ad inviare proposte di contenuti, avvisi di iniziative, eventi e manifestazioni culturali. ITsART si propone dunque di essere “il nuovo palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero: una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo.”

Tutt’altro che libero da polemiche, il progetto promosso da Mibact, soprattutto per la scelta del partner tecnologico e, come scrivono Gli Stati Generali, per la mancanza di un bando pubblico, per la poca chiarezza sul processo che ha portato alla scelta di Chili (tra i cui azionisti figurano 20th Century Fox, Warner Bros, Paramount, Viacom e Sony), per l’assenza di contatti e relazioni con i lavoratori dello spettacolo e della cultura, nonché per il silenzio del principale promotore dell’iniziativa, il Ministero stesso. Resta da capire, come sottolinea l’articolo, se i 10 milioni di euro (provenienti, pare, dal Recovery Fund, come indicava ArtTribune) saranno effettivamente sufficienti per la messa a terra del progetto.

L’idea di una piattaforma digitale tutta italiana che consenta di “offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento” era nata durante il primo lockdown ed era stata illustrata dal ministro Franceschini come l’occasione per permettere una più ampia fruizione dell’offerta artistica e culturale italiana anche al di là dei confini nazionali e delle limitazioni agli spostamenti e ai posti disponibili nei teatri. “Sono convinto che l’offerta online continuerà anche dopo: per esempio, ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa”, spiegava il ministro durante una trasmissione televisiva lo scorso aprile (Aspettando le parole, Rai3).

Ancora poco chiare le tariffe e la distribuzione dei proventi fra i vari “attori” coinvolti: l’idea è quella di consentire a tutti gli utenti della piattaforma di partecipare “virtualmente” e indipendentemente dal paese di residenza ai grandi eventi dell’arte e della cultura che si tengono in Italia, come prime teatrali, concerti, mostre, fiere, oltre alla fruizione di contenuti specifici relativi al patrimonio artistico, archeologico, storico, architettonico del nostro paese, per promuoverne la cultura. Quindi la piattaforma potrebbe integrare un sistema di ticketing (già presente nel business model di Chili) con voucher e merchandising per i fruitori, e distribuire i proventi ai “fornitori” di contenuti con un meccanismo di “revenue sharing”, come indicato da IlSole24Ore di oggi 12 gennaio.