Effetto Covid sull’editoria: perdite per nove editori su dieci. I dati Istat nel rapporto “Produzione e lettura di libri in Italia”

0
1091

Il 2020 è alle spalle e si tirano le somme di un anno nero in tanti settori dell’economia a causa della pandemia da Sars-Cov2. L’editoria non ha fatto eccezione tanto che nove editori su dieci, intervistati nel periodo tra maggio e settembre scorso, avevano previsto una perdita consistente del proprio fatturato rispetto al 2019.

Un anno “estremamente difficile e incerto” per gli editori che è stato fotografato nel rapporto “Produzione e lettura di libri in Italia”, pubblicato sul sito dell’Istat.

Che sarebbe stato un anno difficile lo avevano previsto in molti: un terzo del campione intervistato (32,0%) aveva stimato una perdita dal 25 al 50%, circa uno su quattro (24,9%) aveva previsto una flessione compresa tra il 50 e il 75%. Addirittura il 9% delle case editrici indipendenti aveva pensato di chiudere i battenti entro l’anno mentre il 21% lo riteneva probabile. Solo il 7,4% era stato così ottimista da non prevedere perdite.

Fortunatamente, però, in quest’annata disgraziata, forse anche grazie ai mesi di lockdown, è cresciuto il numero di lettori come evidenziato dall’indagine “La lettura e i consumi culturali nell’anno dell’emergenza” di cui avevamo dato conto su AdgInforma.it. Questo ha fatto si che l’anno si è chiudesse con un bilancio meno tragico di quanto inizialmente previsto.

Di certo in questo scenario le prospettive più cupe erano quelle dei piccoli e medi editori, che oltre a prevedere perdite più o meno consistenti di fatturato segnalavano, tra le tragiche conseguenze della pandemia sul mercato editoriale, anche la cancellazione di eventi e manifestazioni per la presentazione al pubblico delle nuove proposte editoriali (83,4%), la mancata partecipazione a saloni-festival letterari (74,1%), il ricorso alla cassa integrazione per il proprio personale (30,3%) e la sospensione o la cessazione di contratti con clienti o fornitori (29%).

Le risposte che gli editori hanno messo in campo per far fronte all’impatto della pandemia sul settore sono state in primo luogo il rinvio delle nuove uscite editoriali in programma (79,6%, la revisione del piano editoriale 2020, 74,4%), il potenziamento dei canali di vendita on-line (56,4%), il ricorso al lavoro in modalità smart working per il personale interno (54,4%). Quasi un operatore su tre (29,2%) ha inoltre promosso l’ampliamento dell’offerta di titoli in formato digitale.

Nel periodo del lockdown, inoltre, le aziende editoriali hanno attuato delle iniziative volte alla promozione della lettura: il 43,6% ha attivato reti con le librerie indipendenti per la vendita e la consegna di libri a domicilio; il 42,8% organizzato eventi di promozione e interazione con i lettori attraverso i canali social o il proprio sito internet. Il 26,9% degli editori ha organizzato presentazioni on-line, letture e consigli di lettura da parte degli autori.

L’analisi Istat ha analizzato anche il comportamento dei lettori evidenziando che, durante la prima fase della pandemia, la lettura ha rappresentato la terza attività del tempo libero preferita dagli italiani: in 6 su 10 hanno scelto di affidarsi ai libri (in tutto, il 62,6%). Il 32% degli italiani tra i 18 e i 34 anni ha dichiarato di aver letto almeno un libro nel corso della prima fase ondata della pandemia.

Il rapporto Produzione e lettura di libri in Italia ha, inoltre, reso pubblici i dati riferiti alla lettura per il 2019. Nell’anno pre-Covid sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno, di cui quasi il 60% è costituito da novità. Il 40% degli italiani ha dichiarato di aver letto almeno un libro in quell’anno. A leggere di più sono i giovani, con un picco massimo del 56,6% per i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Le donne continuano ad amare la lettura più degli uomini: nel 2019 le lettrici sono state il 44,3% contro il 35,5% del pubblico maschile. Determinanti per la lettura si confermano il livello di istruzione (il 71,9% dei laureati legge almeno un libro all’anno) e il territorio (l’abitudine alla lettura continua a prevalere al Nord, dove a leggere è circa il 50% della popolazione). Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla famiglia: bambini e ragazzi con genitori lettori si confermano la fascia più forte (sono più del 77%).

Approfondimenti