Elezioni Ordine dei giornalisti: quinto rinvio, mesi buttati, riforma rinviata

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Foto da Ufficio stampa Odg.

di Professione reporter  Battendo ogni record (salvo smentite) l’Ordine dei Giornalisti ha sancito il quinto rinvio delle elezioni per il rinnovo degli organi dirigenti, che si sarebbero dovute tenere nel lontano ottobre 2020. L’ultima data era 18 e 25 aprile in presenza ma “la consultazione è stata aggiornata a data da destinarsi – si legge sul sito dell’Ordine – a causa degli scenari pandemici ben evidenziati nel decreto legge 25/2021”.

Non solo: il presidente Carlo Verna, che opera in prorogatio appunto da cinque mesi, è scaduto dal 23 marzo e resta in carica per l’ordinaria amministrazione.

Due previsioni: le elezioni si terranno nell’ottobre 2021 in modalità mista, online e in presenza (Covid permettendo).

Nuova proroga – Verna otterrà nei prossimi gironi dal ministro della Giustizia Marta Cartabia una nuova proroga.

Come atto fondamentale di questa estensione del mandato lo stesso Verna assegnerà a Invitalia il compito di indire una gara per l’assegnazione del sistema di elezioni online. Invitalia aveva chiesto 120 giorni di tempo per tutta la procedura e aveva fatto un preventivo di 40mila euro circa. Invitalia aveva ricevuto dall’Ordine il compito di predisporre la gara, ma poi i mesi sono trascorsi invano, senza una decisione netta.

Per il resto, ordinaria amministrazione. Gli esami sono bloccati data l’impossibilità di garantire la sicurezza nelle prove, scritte e orali. Resta l’incombenza di approvare corsi di aggiornamento professionale via streaming. Ogni eventuale riforma sarà rinviata.

Dimissioni per quattro – L’esecutivo dell’Ordine in realtà da settembre è anche mutilato di 4 membri (su nove): si sono dimessi proprio accusando Verna di ritardare la convocazione delle elezioni.

La prima data per le elezioni era stato fissata a ottobre 2020 (4 e 11), poi spostata a novembre (15 e 22), a causa dell’emergenza sanitaria, ma anche a seguito di polemiche fra il presidente Verna e una parte della coalizione che lo ha eletto. E a seguito del contrasto fra tre presidenti regionali e tutti gli altri diciassette.

A fine ottobre, però, con il virus sempre più pericoloso, è intervenuto il ministero della Giustizia, autorizzando l’Ordine a predisporre, per la prima volta nella sua storia, il voto elettronico. A questo punto, nuove date fissate: 14 e 21 febbraio 2021. A metà dicembre il Consiglio dell’Ordine ha varato il nuovo regolamento per il “voto ibrido”, elettronico ma anche con seggi fisici. Invitalia era stata investita di predisporre un piano.

Colpo di scena – Il 22 dicembre, però, colpo di scena. Il presidente Verna scrive una lettera a tutti i presidenti regionali per dire che i tempi per organizzare il voto elettronico entro febbraio non ci sono: purtroppo si dovrà votare ancora una volta con i seggi in presenza degli elettori. In una riunione da remoto, almeno 12 presidenti regionali su 20 esprimono netto dissenso: a febbraio, in pieno inverno, il voto in presenza non si può proprio fare. Vengono stabilite nuove date per la quarta volta, 18 e 25 aprile, poi abolite anch’esse.

I candidati al momento sono due. Carlo Bartoli, presidente della Toscana, supportato da Controcorrente, che gestisce Inpgi, Fnsi e Casagit. E Carlo Verna, eletto tre anni e mezzo fa da Controcorrente e Informazione futuro e poi andato in collisione con Controcorrente: ora è sostenuto da Informazione Futuro, dal segretario dell’Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, da Carlo Picozza, consigliere dell’Ordine del Lazio in dissidio con la presidente Paola Spadari e da Senza Bavaglio di Massimo Alberizzi.