Ernesto Mauri lascia Mondadori. Ad aprile ultima assemblea, poi il timone passerà ad Antonio Porro

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Ernesto Mauri - Foto da streaming

Ernesto Mauri lascia Mondadori. A 74 anni e dopo una vita a Segrate, l’amministratore delegato è pronto a passare la mano. “Dovevo fare un lavoro di trasformazione della Mondadori. E sono soddisfatto di esserci riuscito” ha dichiarato Mauri intervistato da Andrea Biondi del Sole24Ore. Quello di ieri è stato il suo ultimo Cda con cui ha chiuso l’ennesimo bilancio. La sua avventura in Mondadori si concluderà ufficialmente il prossimo 27 Aprile quando è prevista l’assemblea che approverà il bilancio. “Come sempre avviene – ha aggiunto Mauri -, c’è un momento giusto per cambiare. E io ritengo che questo lo sia. Non mi dispiacciono i cambiamenti. Mi danno stimoli”.

Nel gruppo Mondadori dal 1991, con una pausa dal 2000 al 2007, Mauri non ha nessuna intenzione di ritirarsi a vita privata. Ha un patto di non concorrenza con Mondadori che scadrà nel 2023 e probabilmente un futuro sempre all’interno della galassia Fininvest.

Il nuovo amministratore delgato – Al suo posto arriva Antonio Porro. “Ho in mente tante possibilità e la dimensione non sarà importante – ha detto Porro, già amministratore delegato dell’area Libri – consideriamo la leva dell’acquisizione come leva di crescita”. Tra le idee del nuovo ad ci sono investimenti in ambito scolastico, domestico e nel settore trade con acquisizioni all’estero. Quanto all’area media per ora non sono previste altre dismissioni di testate ma un potenziamento dell’area digital, anche in questo ambito sono attese acquisizioni, che già ora sostiene i margini del settore che in 8 anni si è drasticamente ridotto a favore dell’attività libraria.

I Conti di Mondadori – Tornando all’ultimo bilancio siglato da Mauri, i numeri dicono di un 2020 chiuso in utile per 4,5 milioni. Numeri che segnano un calo rispetto all’utile di 26,5 milioni con cui si era chiuso il bilancio dello scorso anno, ma che sono comunque migliori delle aspettative. “Sono risultati migliori delle attese – ha precisato Mauri in video-conference call con gli analisti – con un debito sceso di oltre il 70% con Pfn a -14,8 milioni dai -55,4 del 2019 e una generazione di cassa salita a 51 milioni dai 48 del 2019. Tiene il mercato del libro su cui il gruppo ha puntando forte. Nonostante i mesi di chiusura del lockdown i libri chiudono il 2020 con 423 milioni di ricavi: -11,6% rispetto al 2019 ma con un finale di anno in netta ripresa con l’ultimo trimestre che ha chiuso con un +17. Un’onda lunga che sta proseguendo anche i primi due mesi del 2021 in cui si sta registrando una crescita attorno al 30 per cento.

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