Fabio Fazio e la lezione di giornalismo di Enzo Biagi: “La responsabilità della parola”

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Fabio Fazio ricorda Enzo Biagi. Foto da streaming.

Il Secolo XIX, il quotidiano della Liguria, è nato il 25 aprile 1886. Tra pochi giorni compirà 135 anni. E a fargli gli auguri è uno dei suoi lettori più illustri: Fabio Fazio. L’anchorman di Rai3 scrive un articolo pubblicato proprio su Il Secolo XIX il 20 aprile scorso. In premessa regala un amarcord nei confronti del quotidiano di Genova e poi ne approfitta per dispensare ai lettori una pregevole lezione di giornalismo di Enzo Biagi. Un lavoro che gli sarebbe piaciuto “immensamente”. Dove? Al Secolo XIX, naturalmente. “Il giornale della mia città, della memoria, che mi fa sentire a casa”,

SENSIBILITÀ E RESPONSABILITÀ – Quindi la lezione: “Oggi il giornalismo è molto diverso, ma è sbagliato fare paragoni tra il presente e il passato, perché la componente tempo è cambiata completamente, l’immediatezza della notizia che arriva dal nulla, per certi versi, si concilia difficilmente con un giornale che te la racconta il giorno dopo, ma che consente un approfondimento e permette di recuperare l’anima del giornalismo, cioè i giornalisti. Non esistono i giornali, esistono le persone che rendono banale o speciale un mestiere e mai come oggi la velocità moderna di produzione di notizie impone la responsabilità del giornalista e delle sue parole. Ecco, proprio la responsabilità della parola deve tornare a essere l’assoluto centro del nostro mestiere, è una lezione fondamentale che mi ha insegnato, nel corso di una meravigliosa conversazione telefonica, Enzo Biagi, quando mi disse: ‘Ricordati che le parole che adoperiamo possono fare molto male, bisogna usarle con grande cautela’. Io – precisa Fazio che delle interviste ha fatto il suo mestiere – non sono iscritto all’Ordine dei giornalisti, ma al di là degli ordini o dei disordini penso che sensibilità e responsabilità siano le parole chiave per ispirare il nostro lavoro, che prescinde dalla tecnologia e dalla rapidità di produzione di notizie. Dal ‘menabò’ a un clic sembrano passati secoli, non c’è più quell’attesa della consegna del giornale, ma è inutile mugugnare per questo, ormai il mondo è un’altra cosa. A maggior ragione bisogna cercare le ragioni profonde di questo mestiere che non dovrebbe esser né compilativo, né superficiale, ma fatto di onestà intellettuale e – conclude Fazio – attenzione alle parole”.

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