Fabrizio Salini: dimissioni? “Solo voci”

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L'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini.

Salvatore Merlo e Valerio Valentini sul Foglio non sembrano avere dubbi. “Imminenti le dimissioni… …Salini sta per lasciare… …questione di poche settimane”. Con un altro anno di contratto davanti, insomma, l’ad Rai sarebbe pronto al trasloco. Magari in quella Netflix che si è appena stabilita proprio nella Capitale e che gli garantirebbe uno stipendio ben più alto dei 240 mila euro lordi che percepisce ora in Viale Mazzini. Un articolo dal quale emerge anche una foto del servizio pubblico parecchio sfocata, con dirigenti di primo livello che avrebbero fatto causa alla Rai per demansionamento (e in alcuni casi anche a Salini personalmente) per poi essere ripagati con una bella direzione nuova di zecca. Ma dal settimo piano arriva secca la smentita ai microfoni dell’Ansa. “Le voci sul mio futuro – spiega Salini – sono solo voci. Stiamo lavorando alle nuove offerte editoriali dell’estate e dell’autunno, della tv, della radio e di Rai Play. Continuiamo a impegnarci per la sicurezza dei lavoratori. Abbiamo approvato il bilancio 2019 e dobbiamo concentrarci sulla nuova proposta culturale e scolastica. Abbiamo ancora molto da fare. Siamo e sono al lavoro, come sempre”.

IL REPERTO ARCHEOLOGICO – Ma se Salini resta al suo posto, la sua creatura, il piano industriale 2019-2021, che fine ha fatto? “Il piano industriale non lo considero un reperto archeologico – ha spiegato lo stesso Salini di recente in commissione di Vigilanza sulla Rai – tutt’altro. Ha subito un rallentamento che, per esempio, non ha coinvolto la creazione della direzione documentari e non fermato il job posting per i nuovi formati”. “Il piano – ha concluso l’ad – ha subito uno slittamento a gennaio 2021, ma non è nostra intenzione né fermarlo né accantonarlo”. Eppure i fatti sembrerebbero dire il contrario. Non solo, infatti, mancano ancora all’appello due direttori di genere (nuovi format e approfondimento) su nove. Ma di recente proprio Salini – non pago di aver fatto collezionare doppi incarichi a diversi dirigenti (su tutti Stefano Coletta, Ludovico Di Meo e Franco Di Mare) ha spedito Angelo Teodoli a fare l’ad di RaiCom al posto di Monica Maggioni. Quello stesso Teodoli che da direttore coordinamento generi doveva essere l’elemento di forza del palinsesto. Una casella centrale della nuova riorganizzazione, perché serviva a spostare le reti sulle direzioni di genere. Se a questa confusione aggiungiamo il rinvio di tutti i nuovi canali al 2021, a soli sei mesi dalla fine del mandato, è davvero facile prevedere che questo piano industriale non vedrà mai la luce. Con o senza Salini al settimo piano…

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