Facebook. Accusa shock dall’Australia: pubblicità di alcol, fumo e gioco d’azzardo ai minori

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Photo by Nghia Nguyen on Unsplash

Messaggi pubblicitari su alcol, fumo e perdita di peso estrema rivolti ai minori. In alcuni casi, anche di gioco d’azzardo o di siti di appuntamenti, il tutto a cifre estremamente irrisorie. È l’accusa rivolta a Facebook da Reset Australia, gruppo internazionale di difesa degli utenti digitali che mira a “contrastare le minacce digitali alla democrazia”.

“Abbiamo accertato che non vi è differenza nella maniera in cui sono trattati i dati di adolescenti”, scrive nel rapporto il direttore esecutivo di Reset Australia, Chris Cooper. “Questo permette agli inserzionisti di comprare l’accesso a quei profili e di prendere di mira i giovanissimi attorno a interessi molto discutibili, come gioco d’azzardo, fumo e alcool, e anche di registrare lo status in siti di appuntamenti. È scioccante e preoccupante”, aggiunge.

La scoperta, come riporta il Guardian, è arrivata in seguito ad un esperimento condotto da Reset che ha aperto un falso profilo su Facebook, chiamandolo Ozzie News Network, con cui ha verificato che Facebook tratta i dati di adolescenti proprio come se fossero adulti. Grazie a questo espediente ha potuto accedere, attraverso la piattaforma Ads Manager, alle tariffe per la distribuzione della pubblicità sul social network. Facebook ha offerto alla pagina la possibilità di fare pubblicità a circa 740.000 bambini australiani di età compresa tra 13 e 17 anni, una pubblicità, evidentemente, in grado di monitorare anche eventuali interessi in alcol, fumo, gioco d’azzardo, perdita di peso estrema, fast food e servizi di appuntamenti online. Esattamente come succede per le persone maggiorenni. I pacchetti proposti vanno dai 3 dollari ai 210 dollari (la tariffa più bassa è per raggiungere minori con advertising legate agli alcolici, quella più alta riguarda pacchetti più ristretti di adolescenti con interesse nel fumo).

La pubblicità tradizionale è strettamente regolata in Australia, ma la legge non ha potuto mantenere il passo con l’esplosione nei social media, “creando una scappatoia nel sistema” – spiega Cooper. “I profili personali sono quindi resi facilmente accessibili agli inserzionisti della piattaforma di Facebook. E il nostro esperimento ha dimostrato che Facebook approva pubblicità da cui gli adolescenti dovrebbero essere protetti”. In seguito a tali risultati Reset Australia chiede al governo australiano di seguire l’esempio del Regno Unito e dell’Irlanda, e adottare misure per prevenire il commercio di dati di adolescenti.

Tempi duri per il tracking dei dati – La tegola caduta in testa a Facebook sul tracciamento di minori per pubblicità non adatte a loro arriva proprio a pochi giorni di distanza dalla nuova policy di Apple sui cookie. L’App tracking transparency, introdotta con l’aggiornamento 14.5 di iOS, permette all’utente di scegliere se continuare a essere tracciato dalle applicazioni o meno. Con un danno potenzialmente enorme per tutti quei servizi che forniscono spazi per le inserzioni online. Una politica che potrebbe mettere in crisi il sistema di business dell’azienda di Menlo Park che sul tracking e la vendita targhettizzata di pubblicità ha fondato il suo successo.

La replica di Fb– “Chiunque faccia pubblicità sulle nostre piattaforme deve rispettare le nostre politiche e tutte le leggi e i codici locali – ha replicato secca Facebook -, come quelli che limitano la pubblicità di alcolici ai minori in Australia. A supporto di ciò, abbiamo anche strumenti di limitazione dell’età che tutte le aziende possono implementare sui propri account per controllare chi vede i loro contenuti”.

Una posizione che contrasta l’esperimento fatto da Reset Australia. A difesa di Fb c’è da dire che, spesso, le operazioni di moderazione da parte del social network intervengono in una seconda fase (non soltanto in sede di approvazione), quando gli annunci sono stati pubblicati, ed è molto semplice che questi ultimi vengano rimossi. Ma resta il fatto che fino alla rimozione qualche minore venga in contatto, seppur per un breve periodo, a quelle pubblicità.