Facebook silenzia il mondo news in Australia

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Foto da Canva.com

Google aveva minacciato apertamente di oscurare il proprio motore di ricerca in Australia già a fine gennaio, qualora il governo del paese avesse confermato l’intenzione di procedere nell’iter legislativo che avrebbe obbligato il gigante del web (e non solo) a pagare per la condivisione di news.

Qualche giorno dopo, Zuckerberg aveva fatto una lunga call con il Senato australiano, sperando di far invertire la rotta sul medesimo argomento. E visto che nessuno dei due giganti è riuscito nel proprio intento, Facebook ha annunciato oggi 17 febbraio sul proprio sito web che avrebbe apportato cambiamenti alla possibilità di vedere e condividere le news per le pagine e gli utenti in Australia.

Cosa cambia

Editori, testate giornalistiche e utenti in Australia si vedranno limitare la possibilità di condividere e leggere notizie sia australiane che internazionali. Questo perché, afferma Facebook sul proprio comunicato: “La proposta di legge non capisce la relazione fra la nostra piattaforma e gli editori che la utilizzano per condividere i propri contenuti informativi.”

Difficile scelta, per Facebook: adattarsi alla legge e pagare gli editori che scelgono volontariamente di condividere i propri contenuti sulla piattaforma per ampliare la base lettori, oppure impedire agli editori australiani di condividere contenuti e agli utenti di fruirne e di condividerli a propria volta. “Col cuore pesante” si legge, hanno scelto la seconda opzione.

Palo Alto sottolinea altresì, nel proprio comunicato, la differenza fra il proprio servizio e quanto invece prevedono i motori di ricerca come Google: Facebook non obbliga gli editori a condividere contenuti, né li va a pescare a loro insaputa attraverso chiavi di ricerca al di fuori di ciò che è già presente sui propri server. A quanto pare, il governo australiano non ha voluto comprendere la differenza che, a detta di Facebook, andrebbe a vantaggio degli editori: lo scorso anno i contenuti condivisi sulla piattaforma hanno generato circa 5,1 miliardi di referral gratuiti verso i media outlet australiani, con un ritorno economico stimato di 407 milioni di dollari australiani.

Per Facebook, invece, il guadagno dal comparto news sarebbe minimo: rappresentano infatti solo il 4% scarso dei contenuti che gli utenti vedono nel proprio feed. E benché per tre anni si sia cercato di addivenire ad un accordo, ogni tipo di trattativa è fallito. Da qui la sofferta – a quanto pare – decisione di impedire al mondo dell’informazione australiano di sfruttare la piattaforma per condividere i proprio contenuti. Anche gli editori e le testate internazionali subiranno un contraccolpo: i lettori australiani, infatti, non potranno accedere agli articoli e ai contenuti, né potranno condividerli sui propri profili. Quanto a quella che Facebook definisce “la nostra community internazionale”, non troverà più articoli e contenuti scritti da testate australiane.

Continuerà tuttavia ad essere disponibile il Centro Informativo dedicato al Covid-19, e Facebook conferma il proprio impegno nel contrastare il diffondersi di fake news e disinformazioni in merito a virus e vaccini. Ma questa limitazione è sicuramente un duro colpo per il comparto dell’informazione, che gioca un ruolo vitale in qualsiasi società democratica.