Fake news sul Covid 19 – La rassegna del 30 aprile

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Il ruolo delle agenzie e la responsabilità dei social (Foglio p.10). L a disinformazione, più che una pandemia, rappresenta ormai un fattore endemico della nostra popolazione per diffusione e persistenza. Esiste in questo caso, però, una vera e propria terapia d’urto, che “sanifica” ogni notizia prima del contatto con i lettori: le agenzie di comunicazione. A tal proposito, venerdì scorso, presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, è stato presentato il rapporto “Disinformazione e fake news durante la pandemia” cui hanno partecipato numerose personalità, fra cui Giuseppe De Rita, professore e presidente del Censis, Rocco Giuseppe Moles, sottosegretario all’Editoriae Alberto Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Massimo Ciccozzi, Epidemiologo Università Campus Bio-Medico di Roma. Un incontro che ha fatto luce su criticità, limiti e virtù della comunicazione durante la pandemia, e ha sottolineato il ruolo specifico delle agenzie nel garantire la veridicità delle notizie contro la proliferazione delle fake news nel web. Proprio il web, evidenzia il rapporto, è causa di un sovraffollamento di voci che hanno perlopiù vita breve ma che generano “an – sia, allarme sociale, visione distorta della realtà”, con il rischio di conseguenze negative sull’intera comunità; e possiamo fare una stima di questo rischio se consideriamo che il 57% degli italiani, durante l’emerGenza sanitaria, ha trovato su internet e sui social notizie rivelatesi poi false su origini, modalità di contagio e sintomi del Coronavirus. Fra queste spicca la fake news n. 0, per cui il virus sarebbe stato creato ad hoc in laboratorio. È evidente che, dinanzi alla domanda inedita riguardo un fenomeno di cui non si avevano notizie, le notizie si sono moltiplicate “in una quantità mai sperimentata prima di informazione”. Non a caso gli italiani hanno definito la comunicazione sia social che mainstream sull’epidemia in corso, confusa (49,7 per cento), ansiogena (39,5) ed eccessiva (34,7). Una comunicazione che, secondo la maggior parte degli intervistati, ha alimentato la paura piuttosto che la consapevolezza. Da questo quadro allarmante emerge più che mai l’importanza dell’intermediazione nel mondo delle news e dei “filtri per la verifica e il discernimento di qualità delle buone notizie”. Lo studio mostra come abbia preso piede una pericolosa “infodemia comunicativa” ovvero una circolazione eccessiva di informazioni spesso non vagliate, che ha reso difficile orientarsi tra fonti attendibili e meno attendibili, lasciando spazio alla diffusione incontrollata delle cosiddette fake news. Questo scenario evidenzia il ruolo fondamentale delle agenzie di comunicazione, unici argini contro la cattiva comunicazione, operatori chiave del settore nel garantire supporto all’immagine dei propri clienti e qualità delle notizie veicolate per i media”.