“Falling”, l’esordio alla regia di Viggo Mortensen

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Un momento delle riprese di "Falling - Storia di un padre" esordio alla regia di Viggo Mortensen - Foto da Ufficio stampa

Il 26 agosto uscirà al cinema Falling – Storia di un padre, film che segna l’esordio come regista e sceneggiatore di Viggo Mortensen, ormai da  tempo tra i più celebri attori hollywoodiani. Una storia intensa ed emozionante che esplora il complesso rapporto tra un figlio ed il suo anziano padre, divisi da incomprensioni e contrasti apparentemente inconciliabili.

John (interpretato dallo stesso Mortensen), è un ex ufficiale dell’aeronautica divenuto pilota di voli commerciali che abita a Los Angeles con il suo compagno Eric e la loro figlia adottiva Monica. Willis (Lance Henriksen), il padre di John, è un uomo dal carattere ruvido che vive nel nord-est rurale del Paese. Colpito dai primi sintomi della demenza senile, capisce di non poter più gestire da solo la sua fattoria e si trasferisce così in California per essere aiutato dal figlio a trovare un posto dove trascorrere la pensione. Una volta riunitisi dopo anni di lontananza, John e Willis vedono riemergere i tanti contrasti maturati nel passato, così come le differenze nello stile di vita e nel modo di vedere il mondo. Il tutto acuitosi dopo la morte della madre di John, che molti anni prima aveva lasciato Willis portando con sé i figli. John, omosessuale con un figlia, ha una mentalità aperta e progressista. Suo padre al contrario è un uomo intransigente, conservatore, carico di pregiudizi e restio ad accettare chiunque si comporti in maniera diversa da lui. Con lo svilupparsi del film i due uomini riporteranno alla luce ricordi del passato ed eventi cruciali della loro vita. In tal modo proveranno a superare alcune barriere e comprendere meglio il loro rapporto.

Di seguito il trailer ufficiale del film:

“La dinamica del loro rapporto si sviluppa lungo linee di faglia generazionali e geografiche tra un anziano contadino conservatore e colui che egli considera un eccentrico figlio moralmente debole” spiega Mortensen, “alla fine, i legami affettivi famigliari danneggiati che un tempo li tenevano uniti, e che il racconto rivisita attraverso i loro ricordi soggettivi, li aiuteranno a superare in parte le sofferenze che hanno procurato a se stessi e gli uni agli altri nei decenni trascorsi dall’infanzia di John”. E seppure tali dinamiche siano nella sostanza diverse, il regista ammette di aver preso spunto da situazioni legate alla storia della propria famiglia: “Mio padre era stato una presenza incontenibile nella vita di mia madre e la loro astiosa separazione quando io avevo 11 anni e i miei fratelli 8 e 6 ha profondamente cambiato tutti e tre noi bambini. L’ombra di nostro padre ha continuato a incombere sulla nostra casa anche dopo che entrambi si erano rifatti una vita accanto a nuovi partner. Circa nello stesso periodo della morte di mia madre, mio padre iniziò a manifestare i primi sintomi di demenza e a confondermi occasionalmente con suo padre”.

Ciò che Falling porta in scena, non è così solamente la storia di un complicato rapporto padre-figlio, bensì è anche la riflessione sui diversi modi di approcciarsi al mondo, sui differenti tipi di mascolinità e sul modo in cui ciascuno riesca o meno ad accettare che gli altri possano vivere seguendo principi diversi dai propri e, più in generale, se riesca o meno a provare a comprendere gli altri.

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