Federculture: 2020 anno difficilissimo per la cultura. Franceschini: “Pronti a nuovo Rinascimento”

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Il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Foto da streaming.

Il 2020 è stato un anno “difficilissimo” per la cultura. La spesa delle famiglie per cultura e ricreazione è crollata come successo in tanti altri settori. Tuttavia, dal 17simo Rapporto annuale Federculture 2021 “Impresa Cultura”, presentato stamattina a Palazzo Massimo a Roma cui ha partecipato il ministro della Cultura Dario Franceschini, si intravedono segnali di un settore comunque “vivo” e pronto a “progettare e ripartire” come indicano i due sottotitoli del rapporto.

Il quadro presentato da Federculture non lascia spazio a dubbi e interpretazioni: il 2020 è stato l’annus horribilis che si paventava un anno fa. Gli indicatori sono tutti negativi: la spesa delle famiglie italiane per cultura e ricreazione è scesa dagli oltre 73 miliardi nel 2019 a 56 miliardi di euro complessivi. Un valore che fa tornare il settore indietro di vent’anni: era il 2000 l’ultima volta che questo indicatore era così basso.

A livello di spesa media mensile il calo registrato è del 26%, la voce di spesa per ricreazione, spettacoli e cultura passa da 127 a 93 euro al mese, con le sottovoci pacchetti vacanza e servizi ricreativi e culturali che perdono rispettivamente il 56,8% e il 37,3%. Non sorprende, sostiene Federculture, che siano negativi anche tutti gli indicatori relativi alla partecipazione e fruizione culturale dei cittadini in tutti gli ambiti con diminuzioni a due cifre: tra le più alte i concerti e il teatro -23%, i musei -14%. A queste si sommano le “assenze” di turisti che penalizzano in particolar modo la fruizione museale: i siti statali segnano un -75,6%. Il turismo stesso del resto vede una perdita di 27 miliardi (-61%) in termini di spesa dei turisti stranieri, i cui arrivi scendono da 65 a 16 milioni segnando un -74%.

Numeri che inevitabilmente si sono ripercossi sulle imprese del settore. L’indagine sul campo mirata a far emergere gli impatti della crisi, ma anche le aspettative e le prospettive per la ripresa, condotta da Federculture sugli enti e le imprese della cultura, ha evidenziato il duro colpo inferto della crisi. Il 62% delle imprese dichiara impatti sul proprio bilancio fino al 60%, per il 12% l’impatto è anche superiore a questa soglia, con conseguenti ripercussioni anche sull’organizzazione del lavoro, circa il 70% ha fatto ricorso a Cig o Fis, e sulle attività largamente riconvertite al digitale per mantenere la vicinanza almeno virtuale con il pubblico tenuto lontano da chiusure e restrizioni (il 41% dei rispondenti ha avuto una riduzione del pubblico fino al 50%, il 37% tra il 50 e il 75% e il 21% oltre il 75%).

Il mondo della cultura non demorde ed è già pronto a ripartire anche se per farlo è necessaria una nuova fase di azioni decise e certe per favorire la ripresa e migliorare il futuro del settore: più del 70% dei rispondenti ritiene sarebbe opportuno rendere detraibili per i cittadini le spese per i consumi culturali; oltre la metà pensa si dovrebbe estendere la possibilità di utilizzo dell’Art bonus ed investire in formazione, professionalità e competenze, ma sono considerati prioritari anche gli investimenti in innovazione tecnologica e produzione digitale e il rafforzamento di reti di collaborazione territoriale e settoriale.

“Il 2020 e, possiamo dire oggi, anche larga parte del 2021 sono stati anni terribili per il mondo della cultura, per tutto il Paese e per tutti noi. – ha commentato Andrea Cancellato, presidente di Federculture – La crisi, i suoi effetti, le politiche di rilancio, ci hanno fatto capire che non è più tempo di piccoli passi ma di decisi movimenti e iniziative innovative per la promozione della partecipazione culturale”.

Il nuovo rinascimento – Per ministro della Cultura, Dario Franceschini, l’Italia darà vita a “un nuovo rinascimento, a una nuova stagione e sarà più veloce di altri Paesi nella ripresa”. “In fondo – ha aggiunto Franceschini – l’Italia dà sempre il meglio nei momenti di difficoltà, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e di recuperare un clima di comunità nazionale coesa. Credo che avremo molte carte da giocarci in una virtuosa competizione per la ripresa con gli altri Paesi europei e del mondo. In questo campo sono convinto che molte cose che si sono verificate durante la pandemia avvicineranno i consumi culturali”. Per il ministro “ci sarà un ritorno ai consumi molto importante, dobbiamo cogliere l’onda e aiutarla”. Gli strumenti ci sono già, si farà dunque leva “sull’art bonus e sul fondo per la cultura che è uno strumento nuovo, sul rapporto oramai stabile con il Credito Sportivo e sulle risorse del Recovery. Io penso insomma che ci sia spazio per una nuova centralità”.

Il G20 della cultura – La cultura, ha concluso il ministro, è “un grande investimento economico”. Per questo verrà organizzato “un G20 della cultura che si svolgerà il 29 e 30 luglio a Roma; inizieremo il 29 pomeriggio col presidente Draghi al Colosseo, la sera andremo al Quirinale per un concerto col maestro Muti. E’ una dimostrazione, anche nei confronti del resto del mondo, di quanto l’Italia creda e voglia investire nella cultura”.

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