Finanziaria, l’allarme del Manifesto: bocciato l’emendamento salva fondi per l’editoria

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“Mentre nel clima di tragica follia che avvolge il pianeta stavamo per salutare il 2020, ci raggiunge il colpo micidiale del taglio al Fondo dell’editoria”. L’allarme arriva dalle pagine di oggi del Manifesto a firma della direttrice Norma Rangeri. “Sono stati elargiti soldi pubblici alla qualunque – scrive ancora la Rangeri nel suo editoriale-, persino alle celebrazioni dell’ottavo centenario del presepe, all’aumento di stipendio dei prefetti, alla sostituzione dei soffioni delle docce, o all’ultima trovata dello smartphone di governo con abbonamento incorporato a due quotidiani”.

La direttrice del Manifesto non usa mezze parole e chiama in causa il Movimento 5Stelle, accusato apertamente di voler “togliere di mezzo” il quotidiano di ispirazione comunista. “Secondo Crimi e associati anziché celebrare il nostro 50° compleanno (1971-2021) – attacca la Rangeri -, dovremmo officiare il nostro funerale e così espiare la colpa di avere un giornale nella forma di una cooperativa che con il suo lavoro, rispettando tutte le regole, stampa un quotidiano nazionale di sinistra ormai da 50 anni”.

La decisione di bocciare l’emendamento che avrebbe permesso la sospensione dei tagli è arrivata sabato nella discussione in Commissione bilancio della Camera, “nelle ore in cui si litigava sugli emendamenti da infilare nel calderone che chiude il mercato delle contrattazioni, dove ha la meglio il piazzista più sponsorizzato” va giù duro Rangeri. “E siccome il Manifesto non ha sponsor politici l’emendamento che avrebbe sospeso i tagli (e che a differenza dei due citati non avrebbe comportato costi notevoli) è stato bocciato”.

L’emendamento al centro della discussione, si legge nell’editoriale avrebbe solamente spostato più in là il problema perché avrebbe rinviato i tagli ma “sarebbe stato un ristoro, considerato che la pandemia colpisce anche il nostro settore, sotto scacco da ogni punto di vista (pensionistico, retributivo, industriale) perché nulla è stato fatto nel frattempo da questo governo”. Anzi in quello che viene definito un “delitto perfetto”, “alla fine ad essere tagliati saranno solo i contributi diretti, mentre quelli indiretti, che vanno anche alle grandi testate, restano”.

L’allarme lanciato dal Manifesto ha ottenuto l’attenzione del deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi, componente della commissione Cultura alla Camera e segretario della commissione di Vigilanza Rai, che su Facebook annuncia di aver presentato “un Ordine del giorno che impegna il governo a non penalizzare in alcun modo alcuna testata giornalistica considerando primario interesse la tutela della libertà di informazione e tenendo in conto che dietro ogni prodotto editoriale vi sono giornalisti e maestranze che meritano tutela e attenzione”. A questo fine l’ordine del giorno impegna quindi il governo “ad adottare ogni iniziativa di competenza, nell’ambito di un prossimo provvedimento e nei limiti delle risorse
disponibili, affinché il nuovo assetto non penalizzi alcuna testata giornalistica”.

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