Fnsi. La protesta si sposta sui giornali. Lettera appello al governo per non “lasciar morire l’informazione”

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Un momento della manifestazione della Fnsi del 20 Maggio scorso a Montecitorio - Foto da streaming

Dalle piazze alle pagine dei giornali. Continua la mobilitazione dei giornalisti per destare l’attenzione del governo sui problemi del settore, affinché non “lascino morire l’informazione italiana”.

Cosi, il sindacato unitario dei giornalisti (Fnsi) dopo le ripetute richieste di intervento, le denunce pubbliche, le manifestazioni in piazza, la proclamazione dello stato di agitazione da parte del Consiglio nazionale, ha inviato una lettera-appello ai principali quotidiani che l’hanno pubblicata per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sui problemi che attanagliano il giornalismo.

“Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco”, si legge nell’annuncio stampa. “I giornalisti – incalza il sindacato – sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro. Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele e con retribuzioni indegne di un Paese civile”.

Quindi l’affondo: “Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato”.

E poi il “nodo” Inpgi. “Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento – l’appello della Fnsi – non lascino morire l’informazione italiana”.