Gabanelli “wonder woman” su Forbes: “Consorzi di giornalisti per salvare le inchieste”

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Milena_Gabanelli_by_Paolo_Visone_-_International_Journalism_Festival_2011. Foto da Wikimedia

Lo stato dell’arte del giornalismo d’inchiesta, la ricetta per la sua sopravvivenza, l’indipendenza dagli sponsor e gli aspetti più nascosti del suo carattere. Milena Gabanelli, la giornalista italiana d’inchiesta per eccellenza, si è raccontata a Forbes che l’ha scelta come volto della copertina del numero di Luglio appena uscito. L’ideatrice di Report è una delle 100 “Wonder Women” a cui il mensile economico ha dedicato il volume.

Per Milena, che si definisce sportiva e amante delle cose semplici, la soluzione per uscire dalla crisi dell’editoria non è il ritorno all’editore puro, difficilmente realizzabile, piuttosto la giornalista suggerisce un consorzio di giornalisti che sarebbero tutti motivati dal fatto che investirebbero soldi di tasca propria e soprattutto sarebbero realmente indipendenti e liberi dai ricatti della pubblicità. Quella stessa pubblicità che condiziona inevitabilmente l’attività giornalistica: “A tenere in piedi una testata sono le inserzioni delle grandi aziende petrolifere, i marchi di lusso, dell’industria alimentare, perché il giornale Io comprano in pochi, e l’informazione online la trovi gratis – ha detto la Gabanelli a Forbes -. Pochi sono disponibili a pagare un abbonamento. Stesso discorso vale per le tv: predere uno sponsor importante incide pesaneteme sul budget. E gli sponsor lo sanno. Quindi non solo è meglio non occuparsi di questioni che li riguardano, ma devi anche accontentarli parlando bene di loro, con interviste agli amministratori delegati finalizzate a esaltare il loro ego”.

E poi l’impatto dei social sul giornalismo che Milena giudica, da un lato, un arricchimento dal punto di vista della possibilità di “tutti i cittadini di segnalare, testimoniare, commentare qualunque fatto”. Dall’altro, però, il fenomeno social ha contribuito allo sviluppo delle fake news. Due mondi, quelli del giornalismo e dei social, che “si alimentano a vicenda ma non dialogano”. Mentre invece, sostiene la giornalista “bisognerebbe farlo anche se è davvero faticoso e a volte rivoltante”.

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