Gazzetta del Mezzogiorno chiede di inibire la testata “Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata”: troppo simili

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La nuova sede della Gazzetta del mezzogiorno - Foto da streaming

La vicenda del fallimento della Gazzetta del mezzogiorno si arricchisce di un nuovo capitolo. Quando ormai sembrava essere giunti alla conclusione con l’assegnazione della testata alla Ecologica del gruppo Miccolis, da parte del tribunale, con la storica testata barese ormai prossima al ritorno in edicola, ecco la notizia di un nuovo ricorso. Questa volta l’obiezione rivolta al tribunale di Bari dalle curatele fallimentari di Edisud e Mediterranea e dalla stessa Ecologica è contro l’utilizzo del marchio “La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata” registrato dalla Ledi srl.

La società del gruppo Ladisa spa, che fino al 30 luglio 2021 aveva gestito la “Gazzetta del Mezzogiorno” e che aveva perso la corsa alla acquisizione del giornale, ha deciso di mettersi in concorrenza con la nuova gestione della Gazzetta, avviando una nuova testata, “La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata” appunto, il cui primo numero è, al momento, programmato per domenica.

Un nome che, però, secondo i ricorrenti, potrebbe ingenerare un ‘rischio di confusione’ sul mercato in quanto il marchio sarebbe troppo simile a quello dello storico giornale locale, dunque innescando un meccanismo di ‘concorrenza parassitaria’ da parte della Ledi.

Il ricorso, secondo quanto riporta l’Adnkronos, predisposto dallo studio Trevisan-Cuozzo di Milano chiede, dunque, di concedere ‘l’inibitoria cautelare’ alla pubblicazione di qualunque prodotto editoriale a nome ‘La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata o testate simili a quest’ultima’.

Nel ricorso viene ricostruita la storia degli ultimi 12 mesi a partire dal fallimento della Edisud disposto dal Tribunale di Bari su richiesta della Procura di Bari nell’ambito di indagini parallele a quelle sul crac della Banca Popolare di Bari.

La risposta della Ledi: “Il pluralismo fa bene” – La Ledi da parte sua ha prontamente risposto rifacendosi al principio del pluralismo dell’informazione. “La pluralità dell’informazione – dice la società – fa bene al territorio. Privarsene, o costringere una comunità a farlo, è un atto doloso e pericoloso. Nel pieno rispetto delle leggi, dunque, auguriamoci di avere a disposizione tante Gazzette, tanti Corrieri, tanti Quotidiani. La Puglia ed il Sud ne godranno: più competitività, più libertà di scelta, più Italia”.

Chi avrà ragione tra le due parti lo deciderà la presidentessa della quarta sezione del Tribunale di Bari, Raffaella Simone. I giudici – a quanto si apprende – decideranno entro le prossime 24 ore se concedere l’inibitoria urgente o se fissare una udienza di discussione. Le curatele chiedono – in caso di accoglimento – la pubblicazione del dispositivo sul Corriere della Sera e su tutti i canali social della Ledi.

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