Gedi vende 4 testate, coinvolti 123 giornalisti e 46 poligrafici

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Prima il terremoto della primavera scorsa: Maurizio Molinari a la Repubblica; Massimo Giannini a La Stampa e GNN (il network dei giornali locali); Linus al polo radiofonico e Mattia Feltri all’Huffington Post. Quindi le scosse d’assestamento in autunno: venerdì 9 ottobre il gruppo Gedi – presieduto da John Elkann e guidato dall’ad. Maurizio Scanavino – ha comunicato che è stato raggiunto un accordo per la cessione del ramo d’azienda delle testate Il Tirreno (di Livorno), La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara alla società SAE Srl (Sapere Aude Editore), rappresentata da Alberto Leonardis. Società che – aggiunge la nota del Gruppo – “per affidabilità, progetti e intenzioni potrà offrire la miglior garanzia di continuità, rafforzamento e prestigio a testate che per storia e tradizione rappresentano una parte importante dell’editoria quotidiana”.

In questa settimana, a quanto apprende AdgInforma.it, è in calendario un secondo incontro tra i cdr delle testate locali e il Gruppo Gedi. E qualche particolare in più verrà finalmente fornito. Anche perché sembra che il closing sia previsto già entro il 30 novembre prossimo e l’imprenditore abruzzese Leonardis appare (ma è davvero prematuro dare un giudizio) più un traghettatore che un vero e proprio editore. Nel frattempo cerchiamo di capire perché la Galassia Exor-Agnelli fa lo “spogliarello”, rinunciando a quattro delle 13 testate locali che ha nel “guardaroba”.

Il Tirreno di Livorno ha in organico 77 giornalisti e 44 poligrafici e nel 2019 ha chiuso il bilancio in leggero passivo. In perdita sarebbero i conti anche de la Gazzetta di Modena (16 giornalisti) e de La nuova Ferrara (15 giornalisti). Mentre sarebbero in positivo i numeri dello scorso anno de La Gazzetta di Reggio (15 giornalisti). Tutte e tre queste testate locali emiliane non hanno più poligrafici, in quanto l’anno scorso sono stati di fatto tutti spostati a Mantova con la naturale conseguenza che molti hanno fatto le valigie. In ballo, insomma, ci sono i posti di lavoro (e i salari) di 123 giornalisti e 44 poligrafici. Senza contare i collaboratori, oltre al diritto dei lettori ad essere informati. In settimana, come dicevamo, Gedi dovrà fornire garanzie editoriali e industriali (si temono tagli al personale e ai salari). Ma l’impressione è che si siano voluti tagliare dei rami dell’albero che portano meno frutto per provare un nuovo innesto magari a livello nazionale. E sono in molti in queste ore gli analisti pronti a scommettere che questa potatura a livello locale (poco più di 50 mila copie diffuse tra carta e digitale ad agosto 2020) sarebbe utile in vista dell’acquisto addirittura de Il Sole 24 Ore. Il tutto, naturalmente, qualora le voci fossero confermate dovrà ottenere il benestare dell’Antitrust che certo non guarderà solo alla soglia di copie vendute (20% del totale nazionale), ma concentrerà le proprie attenzioni anche sulla raccolta pubblicitaria. I riflettori di Piazza Verdi sono già accesi…

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