Giornalismo e minori. Il garante della privacy da l’ok alla nuova versione della Carta di Treviso

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Il Consiglio dell'Ordine del 6 Luglio scorso in cui è stato approvato dell'aggiornamento della Carta di Treviso - Foto Ufficio stampa Cnog

A trentun anni ormai dalla stesura e a quindici dal primo aggiornamento, è in vigore una nuova riformulazione della Carta di Treviso, il documento deontologico sulla corretta informazione nei fatti di cronaca in cui sono coinvolti i minorenni, approvato dal Consiglio nazionale dei giornalisti a luglio, ha ottenuto la presa d’atto dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Lo comunica l’Ordine in una nota.

L’obiettivo – continua la nota – era di rendere la Carta più aderente alla realtà, più chiara ed efficace, ma anche di immediata consultazione. Una specie di decalogo per i giornalisti utile soprattutto nelle cosiddette “zone grigie”, ovvero in quei contesti di non facile interpretazione, arrivando anche a una “tutela declinata in funzione dell’età e delle circostanze di fatto”. È stata, in realtà, rafforzata la protezione dove era necessario valutando al tempo stesso un diverso approccio, nella convinzione che la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza andasse calibrata diversamente, senza perdere i principi base della protezione dei soggetti minorenni.

Minorenni vanno protetti, non nascosti – “In definitiva la filosofia della nuova Carta di Treviso si può riassumere in un concetto molto semplice: il minorenne non va nascosto ma protetto“. sottolineano il presidente uscente del Consiglio Nazionale, Carlo Verna e il coordinatore dello specifico gruppo di lavoro, Franco Elisei, appena riconfermato presidente dell’ordine dei giornalisti delle Marche.

L’intenzione è stata di chiarire ulteriormente i doveri dell’informazione rafforzando il concetto di essenzialità della notizia, l’uso del linguaggio e delle parole giuste per evitare sensazionalismi ed emulazioni, con un’applicazione ancor più stringente delle norme deontologiche per i minorenni stranieri e per i suicidi, invitando inoltre alla massima sensibilità verso i casi limite e valutando anche responsabilmente il ruolo dei genitori e le loro eventuali autorizzazioni.

Un’operazione culturale, non solo deontologica condotta da un comitato composto da consiglieri dell’Ordine dei giornalisti, esponenti della magistratura, psicologi, esperti di deontologia e osservatori dell’Autorità garante dell’Infanzia e dell’adolescenza.

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