Giovane, donna e flessibile. Ecco il settore della comunicazione post pandemia

0
225
Un team di comunicazione - Foto di Free-Photos da Pixabay

Anche in pandemia il comparto italiano della comunicazione si conferma una industry che occupa i giovani (+31% sulla media nazionale che si attesta al 21%) e punta oggi sulla flessibilità, con lo smartworking che rappresenta una commodity e che è entrato a far parte di un “nuovo” modo di lavorare per tante aziende, anche se non tutte. Si conferma anche in questo settore la flessione dell’occupazione femminile (50,3% di occupati donne contro il 65% del 2020) e la difficoltà dell’accesso del mondo femminile alle posizioni apicali. Nonostante questo, la comunicazione rimane un settore a prevalenza femminile.

Sono questi alcuni risultati del rapporto che monitora il mercato del lavoro nel settore della comunicazione italiana elaborato da UNA (Aziende della comunicazione unite) e Almed, (Alta scuola in comunicazione, media e spettacolo) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione tra il Centro studi dell’Associazione e il Master in “Digital communications specialist” di Almed. Giunta ormai alla sua terza edizione, la ricerca si conferma come osservatorio permanente.

L’analisi tiene conto delle rilevazioni effettuate su un campione rappresentativo di 172 imprese di comunicazione attive negli ambiti della consulenza creativo/strategica (le agenzie creative, digital e social), della realizzazione e produzione (case di produzione audio, video, stampa, digital, etc.) e della pianificazione media e delle pubbliche relazioni. Il report contiene la sintesi dei dati ottenuti da due survey condotte rispettivamente a ottobre 2020, sui dati del 2019, e a maggio 2021, sui dati del 2020.

Il quadro che emerge è sicuramente differente rispetto agli anni passati, complice anche la pandemia.

“Monitorare l’evoluzione delle professioni della comunicazione è fondamentale per un’Alta Scuola come Almed che si propone di preparare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro – dichiara Nicoletta Vittadini, direttore del Master in Digital Communications Specialist -. La ricerca svolta con Una ci ha permesso di comprendere l’impatto della pandemia sull’organizzazione del lavoro. Ad esempio molte imprese hanno indicato nella riorganizzazione del lavoro per obiettivi un valore aggiunto dell’esperienza di smartworking. Questa evoluzione si accompagna alla richiesta di nuove competenze”.

“Le persone sono il valore più grande delle aziende della comunicazione. Per questo è importante monitorare, osservare e cercare di capire il mercato del lavoro nella nostra industry e tutto ciò che ne consegue. Questa analisi ci restituisce un quadro d’insieme accurato per comprendere le trasformazioni in atto – aggiunge Marianna Ghirlanda, Ceo Dlvbbdo e Presidente Centro Studi Una. “La pandemia rappresenta un punto di grande discontinuità, se da un lato ha accelerato i processi di trasformazione già in corso, come digitalizzazione e diffusione del lavoro agile, dall’altro ha contribuito a evidenziare tematiche importanti come i gender gap. Diventa fondamentale per noi come Associazione non solo monitorare il mercato, rilevarne le principali tendenze ma anche suggerire misure correttive e azioni per migliorare la industry, incentivare l’ingresso e la crescita dei giovani in questo settore e migliorare le distorsioni ancora in atto”, conclude Ghirlanda.

“Siamo entusiasti che questo studio sia diventato un benchmark e una fonte rilevante di dati per fotografare la situazione del mercato del lavoro in ambito comunicazione in Italia e fornire spunti per misure propositive che guardano al futuro”, afferma Davide Baldi, CEO di Dude associato Una e responsabile della ricerca.

Approfondimenti