Se gli svizzeri il canone tv lo vogliono pagare

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Vietare ogni forma di finanziamento pubblico alle emittenti pubbliche e private della Svizzera. E lasciare sfogo al libero mercato. Era questo l’intento dei partiti di destra promotori – Unione democratica di centro e Partito liberale radicale – del referendum “No Billag”, nome mutuato dalla società che riscuote il canone elvetico. Ebbene, l’affluenza è stata pari al 54,1% e il 71,6% dei votanti ha bocciato l’abolizione del canone.  Ssr, Società Svizzera di Radiotelevisione, con i suoi canali radio e tv in quattro lingue (tedesco, francese, italiano e romancio) è dunque salva. I 451 franchi svizzeri (circa 390 euro, il canone più altro d’Europa) che ogni famiglia versa nelle sue casse rappresentano infatti circa il 75% del fatturato. Se avesse vinto il sì, la Svizzera sarebbe stato il primo Paese in Europa ad abolire il servizio pubblico radiotelevisivo.

“In Svizzera sconfitti il populismo, il qualunquismo e la retorica contro il Servizio Pubblico”, è stato il commento dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. “Il referendum che chiedeva l’abolizione del canone della tv pubblica Svizzera – uno dei più alti d’Europa – è stato bocciato. E anche duramente: oltre il 70% di No! L’Usigrai, insieme all’Assemblea dei CdR della Rai, si era schierata al fianco delle lavoratrici e lavoratori di Ssr. Quindi oggi siamo soddisfatti: prima di tutto per loro, che hanno salvato i posti di lavoro, poi però anche per questa vittoria di chi crede nel Servizio Pubblico televisivo e multipiattaforma come elemento irrinunciabile – conclude la nota – di tutte le democrazie europee”.