Google dichiara guerra ai negazionisti dei cambiamenti climatici

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desertificazione - foto public domain Pxfuel

Nei giorni scorsi Google ha annunciato un’importante mossa per contrastare i contenuti, pubblicati tramite i propri servizi, che neghino l’esistenza dei cambiamenti climatici o le responsabilità dell’uomo in essi. In una nota il colosso del web ha parlato di un aggiornamento della propria politica di “monetizzazione”, che a partire da novembre impedirà a chi pubblica un certo tipo di contenuti di guadagnare soldi attraverso le inserzioni pubblicitarie e gli altri metodi di ricavo previsti da Google. Ad essere interessati saranno video, articoli e post apertamente negazionisti o promotori di affermazioni false, con il distinguo legato a quei contenuti che riportano tali informazioni allo scopo di parlarne e metterle in discussione.

La decisione è stata maturata dall’azienda a seguito delle numerose lamentele da parte di inserzionisti pubblicitari che non gradivano vedere i loro annunci affiancati a video o articoli del genere. Oltre a ciò, si è rinnovato il dibattito sulle responsabilità che le grandi piattaforme web hanno nei confronti dei contenuti pubblicati dagli utenti su di esse. Da un lato c’è chi considera piattaforme e social network semplicemente come dei “contenitori”, dall’altro chi li ritiene come soggetti tenuti ad essere responsabili di ciò che viene postato, specialmente quando si parla di fake news fatte circolare per determinati scopi. Uno dei casi più celebri e discussi in materia è quello risalente allo scorso gennaio, quando Facebook e Twitter bloccarono gli account ufficiali di Donald Trump a seguito di alcuni post decisamente controversi pubblicati dall’ex presidente in relazione al violento assalto al Congresso di Washington da parte dei manifestanti repubblicani.