Google minaccia: non sarà più disponibile in Australia

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L’annuncio, a quanto riporta Nick Perry di Associated Press, è arrivato venerdì 22 gennaio: Google ha minacciato di oscurare il proprio motore di ricerca in Australia qualora il governo del paese procedesse nell’iter legislativo che obbligherebbe il gigante del web a pagare per la condivisione di news.

Il Primo ministro australiano Scott Morrison, a quanto si legge su AP, è stato categorico nel non voler accettare minacce di sorta, e ha sottolineato che spetta all’Australia emanare leggi che valgono per il territorio australiano e che tutti sono tenuti a rispettarle.

Il dibattito arriva a poche ore dalla firma dell’accordo fra Google e gli editori francesi per la retribuzione delle news utilizzate dal gigante di Mountain View. L’Australia è da tempo in prima fila nel movimento globale che cerca di contenere e limitare lo strapotere dei colossi statunitensi del web nel mondo dell’informazione.

Il direttore generale di Google Australia e Nuova Zelanda, Mel Silva, ha dichiarato di fronte ai senatori impegnati nella valutazione del nuovo codice di condotta: “Se questa versione dovesse diventare legge, non avremmo altra possibilità che oscurare il motore di ricerca di Google in Australia. E questo non sarebbe un male solo per noi, ma anche per gli australiani, per la pluralità informativa e per tutte le piccole aziende che ogni giorno usano i nostri servizi”. Google è il motore di ricerca dominante in Australia, e viene utilizzato per almeno il 95% delle ricerche online.

Il codice di condotta che si sta valutando nelle aule del Senato australiano renderebbe obbligatorio per Google e Facebook (fra gli altri) pagare un prezzo equo agli editori australiani per poter utilizzare i loro contenuti nei risultati di ricerca.

A differenza dell’accordo firmato in Francia, il codice di condotta australiano darebbe a Google molto meno margine di manovra nella negoziazione del “prezzo equo”, riferisce AP, e entrerebbe di diritto un arbitro terzo in caso di mancato accordo fra piattaforma ed editore. Inoltre, il codice di condotta prevederebbe il pagamento anche per i link e gli snippet.

Anche Facebook si oppone al nuovo codice di condotta, e potrebbe rimuovere la sezione news dalla versione del sito disponibile in Australia.