Google: sono ‘cookie’ miei

0
200
Foto Canva.com

Google non raccoglie più i cookies – lunga vita a Google. Davvero? Perché ciò che il colosso statunitense che detiene il duplice primato di sito web e motore di ricerca più utilizzato al mondo smetterà in realtà di raccogliere e tracciare sono i cookies di terze parti. È davvero – come vuole farci credere Google – il primo passo verso un web in cui regna la “privacy first”?

Partiamo dalle basi. I cookies sono come i sassolini bianchi di Pollicino: sono piccoli pacchetti di dati che i siti internet rilasciano sul nostro dispositivo durante la navigazione. Alcuni servono per “adeguare” la visualizzazione del sito al nostro dispositivo, ad esempio in tema di lingua, di dimensioni di visualizzazione, di responsività dei contenuti. Altri servono per “individuare” le nostre preferenze di utenti, profilarci e mostrarci contenuti sponsorizzati ad hoc. Ci sono naturalmente anche altri modi per “profilarci”, compresi i sistemi ormai avanzatissimi di intelligenza artificiale che “decrittano” ad esempio le foto che condividiamo (avete mai provato a fare una correlazione fra foto che pubblicate sul vostro profilo Facebook e i contenuti sponsorizzati che vi vengono proposti nel feed?), ma i cookies hanno sicuramente favorito quella proliferazione di dati degli utenti “stoccati” da migliaia, forse milioni di aziende che, nel tempo, ha eroso la fiducia dei consumatori.

Uno studio del Pew Research Center citato da Google nel proprio comunicato di mercoledì 3 marzo riporta, infatti, che il 72% degli utenti sente che ogni propria azione sul web è monitorata da inserzionisti, aziende tech e altri soggetti, e l’81% sostiene che i rischi legati alla raccolta dei dati personali sono maggiori dei benefici percepiti. Quindi – dice David Temkin, che in Google fa il “Director of Product Management, Ads Privacy and Trust” (Direttore di Prodotto, Privacy Pubblicitaria e Fiducia) – è arrivato il momento di rispondere alle perplessità degli utenti e di lavorare per costruire e mantenere un web libero e aperto anche in futuro. Ivi inclusa la tutela dell’anonimato degli utilizzatori del web.

Addio, pertanto, ai cookies di terze parti: cioè nessuna azienda che non sia Google potrà raccogliere e utilizzare cookies di terze parti attraverso il proprio browser, Chrome, e attraverso la propria piattaforma pubblicitaria. Prima precisazione: Google continuerà a tracciare gli utenti su mobile, proponendo loro ads specifici, e continuerà a proporre agli utenti inserzioni personalizzate sulle proprie properties (che poi costituiscono la maggior parte degli introiti). Di fatto, se l’annuncio avrà implicazioni a oggi imprevedibili per il resto del mondo, per Google resterà tutto più o meno inalterato. Continuerà a raccogliere i cookies primari, soprattutto quando utilizziamo YouTube, o Google Search.

Non solo. Google ha anche messo a punto un sistema che permetterà comunque di tracciare il comportamento di navigazione degli utenti attraverso Chrome, e poi categorizzerà gli utenti in vari gruppi-campione accomunati da interessi e abitudini. Ricordate la sinottica Eurisko e la classificazione dei consumatori? Ecco – portatelo all’ennesima potenza grazie al dettaglio consentito dal tracciamento sul web e avrete Google FLoC – Federated Learning of Cohorts. Gli inserzionisti potranno così indirizzare le proprie campagne a questi “agglomerati d’utenti”, anziché ai singoli, che manterranno l’illusione dell’anonimato.

C’è un altro aspetto decisamente rilevante: i “gruppi-campione” di Google sono creati partendo da cookies primari, i cosiddetti “first-party data”, che diventeranno ancor più centrali ora che i cookies di terze parti verranno bloccati di default. Ed è attraverso questi cookies primari che Google ci propone le inserzioni ad esempio su Google Search, che da solo è consultato miliardi di volte ogni giorno e che costituisce il grosso degli introiti di Google.

Vista così, non c’è tanto da stare allegri per gli utenti, che avranno sì l’illusione di una presenza meno intrusiva di migliaia di aziende alla spasmodica ricerca di informazioni su di noi, ma resteranno comunque il “prodotto” che Google venderà attraverso i propri servizi. Niente di nuovo sul web, insomma.