Grido d’allarme del Tg1: l’assemblea stila la lista dei problemi

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Francesco Giorgino Tg1. Foto da streaming

In Rai ci sono 161 giornalisti che confezionano il notiziario della Rete ammiraglia. Ogni sera alle 20 lo guardano oltre quattro milioni di persone. E una tv su quattro a quell’ora resta ferma su Rai1. Eppure la redazione – a giudicare dal documento appena approvato – non è affatto soddisfatta. Il rapporto con la Rete, a partire dalla gestione di Uno Mattina, non decolla anzi. Il sito internet del Tg1 è in una situazione “inaccettabile”. “Rimane in mezzo al guado: non viene chiuso in vista di una riorganizzazione centralizzata del web e non viene rafforzato e rilanciato”. Il lavoro – sia quotidiano che di approfondimento – viene “condizionato da procedure burocratiche e continui impedimenti”. E si registra “l’esclusione dal ciclo produttivo di singoli colleghi”. Quindi l’invito alla direzione a tenere i giornalisti “più sul campo e meno davanti alle agenzie”. Una redazione in cui “la riunione di sommario deve tornare luogo di confronto di idee, dibattito e coinvolgimento, non la mera produzione di una lista di servizi”. Un messaggio forte e chiaro a chi come Giuseppe Carboni guida il Tg1. E probabilmente anche un grido d’allarme per i nuovi “inquilini” del settimo piano ad occuparsi al più presto anche di Saxa Rubra.

Documento finale dell’assemblea del Tg1 votato all’unanimità – “L’Assemblea del Tg1 si è riunita per la prima volta oggi per discutere una serie di questioni, alcune già anticipate ed evidenziate nelle singole riunioni di redazione.
I giornalisti e le giornaliste del Tg1 chiedono il rispetto del ruolo e delle competenze del nostro telegiornale, la difesa e il rafforzamento della titolarità dell’informazione della testata all’interno della rete e dei suoi spazi. Il rapporto con RaiUno deve essere di leale collaborazione, mai di subalternità. E’ la testata a dover entrare, con la sua informazione, nei programmi, non il contrario. Quando viene utilizzato un servizio del Tg1 è buona norma citarne l’autore e la testata. Si richiede, inoltre, il ripristino dei livelli produttivi che c’erano sino a pochi anni fa, oggi molto diminuito anche considerando la chiusura di alcune edizioni e delle rubriche. In particolare, si chiede la reintroduzione delle produzioni non legate al flusso quotidiano dell’informazione, proprio le rubriche, che rappresentano un’opportunità di coinvolgimento lavorativo, da una parte, di maggiore ascolti e autorevolezza, dall’altra, approfittando anche delle ulteriori occasioni di diffusione che vengono offerte dai social.
Su Uno Mattina torniamo a esprimere con forza la contrarietà a uno spacchettamento e al tempo stesso piena disponibilità a una rivisitazione della formula, anche con una ridefinizione degli spazi di testata, che deve passare, in ogni caso, per il coinvolgimento preventivo della redazione e dell’Assemblea.
Siamo in attesa della definizione della nuova governance aziendale, che speriamo aderisca a criteri di professionalità e competenza. Non può durare più a lungo una situazione di limbo, che ritarda ulteriormente decisioni urgenti e assetti strategici come quella sul sito internet del Tg1, che – nonostante le reiterate sollecitazioni – rimane in mezzo al guado: né viene chiuso in vista di una riorganizzazione centralizzata del web, né viene rafforzato e rilanciato. Una situazione che giudichiamo inaccettabile.
Rivendichiamo la libertà di fare il nostro mestiere di giornalisti. Non è tollerabile che il lavoro – sia quotidiano che di approfondimento – venga condizionato da procedure burocratiche e continui impedimenti, dalle autorizzazioni preventive alle difficoltà di utilizzo delle troupe. Alla fine, produrre informazione diventa una corsa ad ostacoli. Strutture che dovrebbero sostenere il nostro lavoro finiscono solo per intralciarlo. Rivendichiamo la necessità per i giornalisti – con le parole del Papa – di consumare le suole delle scarpe e andare dove nessuno va. Per questo, inoltre, chiediamo anche che lo smart working, sia realmente lavoro agile e intelligente, rafforzando il ruolo degli inviati, permettendo di essere più sul campo e meno davanti alle agenzie.
Chiediamo di migliorare i rapporti professionali e umani all’interno della testata, superando l’esclusione dal ciclo produttivo di singoli colleghi. La riunione di sommario deve tornare luogo di confronto di idee, dibattito e coinvolgimento, non la mera produzione di una lista di servizi. Auspichiamo infine, dopo alcuni episodi che hanno creato discussione, un surplus di riflessione sui valori etici delle nostre scelte e della nostra professione”.

L’Assemblea del Tg1

Il Cdr Tg1

Roberto Chinzari
Leonardo Metalli
Virginia Lozito

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