Ha cambiato il mondo della musica. Buon 15° compleanno Spotify!

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Foto di Photo Mix da Pixabay

Il 23 aprile del 2006 gli imprenditori svedesi Daniel Ek e Martin Lorentzon fondarono Spotify, la piattaforma streaming che sarebbe poi divenuta il più grande colosso mondiale per la fruizione di musica. La rivoluzione messa in atto in questi 15 anni è stata quella di permettere agli utenti, tramite abbonamento, di ascoltare qualsiasi brano musicale in ogni momento e su qualsiasi dispositivo tecnologico che abbia la possibilità di ospitare il servizio.

L’elemento più evidente è perciò il superamento dei supporti fisici classici, che siano il vinile, la musicassetta o il cd. Oggi tutto ciò che vogliamo ascoltare è custodito all’interno dello sconfinato database di Spotify (o degli altri servizi streaming) che contiene gran parte della musica prodotta nella storia. Del resto, l’arrivo del colosso svedese si colloca nel mezzo di un periodo nel quale l’industria discografica vedeva calare in maniera netta i propri guadagni. Basti pensare che tra il 1999 ed il 2014 il giro d’affari era passato da 14,6 a 6,7 miliardi di dollari, molto meno della metà.  Oggi, grazie soprattutto allo scoppio delle piattaforme streaming, il dato è risalito fino a toccare 12,2 miliardi di dollari, in crescita per il quinto anno consecutivo.

La rivoluzione avviata da Spotify, oltre a cambiare le logiche del mercato, ha anche e soprattutto cambiato il rapporto che l’utente ha con la musica. La possibilità di ascoltare i propri brani in qualsiasi momento della giornata ed in qualsiasi luogo ci si trovi, ha fatto sì che la musica si inserisse sempre più all’interno delle altre attività quotidiane, entrando in convivenza con esse e rendendo meno frequente la scelta di dedicare uno specifico momento esclusivamente all’attività dell’ascolto. Da non sottovalutare come si sia creata per ciascuno l’opportunità di costruirsi playlist personalizzate, anche di consistenti dimensioni, con i propri brani preferiti, in modo da avere solamente ciò che più interessa. D’altro canto però, si può certamente fare una riflessione sul fatto che questa illimitata disponibilità ed onnipresenza dei contenuti, possa rendere l’ascolto di ogni singolo brano più distratto e meno “intimo”, perciò meno significativo.

Questa immediatezza di fruizione ha generato poi anche una immediatezza nella produzione della musica. Se prima ogni prodotto richiedeva tempo e grandi investimenti da parte della casa discografica, dei manager e della macchina promozionale, oggi pubblicare un brano su una piattaforma streaming è decisamente più rapido e meno costoso. I brani, in molti casi, passano direttamente da chi li produce a chi li ascolta, senza bisogno di ulteriori soggetti intermedi. In questo,  il web ed in particolare i social network sono grandi alleati di Spotify e degli artisti stessi, in quanto in grado di promuovere brani e talenti emergenti, che nei servizi streaming possono trovare un’ottima vetrina per far conoscere la propria musica.