Hollywood contro la giuria dei Golden Globe: “Razzisti e sessisti”

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

È una vera e propria bufera mediatica (e non solo) quella che si sta abbattendo sull’Hfpa, l’associazione di giornalisti internazionali che ogni anno assegna i Golden Globe, in sostanza i più prestigiosi premi cinematografici del mondo dopo gli Oscar. Gran parte degli attori, delle case di produzione e delle agenzie di stampa hollywoodiane, stanno infatti denunciando le ingiustizie e le discriminazioni interne all’associazione ed alla giuria chiamata a conferire i premi.

Le accuse sono diverse ed anche piuttosto pesanti. Innanzitutto, in molti hanno fatto notare come tra gli 86 membri dell’Hfpa non ce ne sia neanche uno di colore e come, allo stesso tempo, la giuria che assegna le ambite statuette sia composta quasi totalmente da uomini bianchi molto anziani, che ormai da diversi anni non lavorano più nel settore del giornalismo cinematografico. A mettere in luce tali stranezze era stata, lo scorso anno, la giornalista norvegese Kjersti Flaa, che dopo aver visto scartare per l’ennesima volta la propria domanda per entrare nell’associazione (nonostante avesse tutte le qualifiche richieste) decise di agire per vie legali, arrivando a paragonare l’Hfpa ad una setta. Tutto ciò attirò inevitabilmente l’attenzione della stampa americana, in particolare dell’LA Times, che iniziò un’inchiesta attraverso cui vennero a galla elementi alquanto clamorosi. Prima di tutto le incongruenze riguardo i compensi elargiti ai membri dell’associazione, compensi che non sarebbero in linea con le regole previste per le organizzazioni senza scopo di lucro, come appunto l’Hfpa. Poi, la scoperta dei “trattamenti di favore” che produttori e proprietari degli studios riservano ai membri della giuria, allo scopo di indurli ad incanalare i premi verso una certa direzione.

Tra le star del grande schermo invece, la più agguerrita sembra essere Scarlett Johansson, la quale è arrivata a proporre l’abolizione dei Golden Globes nel caso la situazione non dovesse cambiare in breve tempo. “Come attore che promuove un film si partecipa a conferenze stampa e cerimonie. In passato ho dovuto affrontare domande e osservazioni sessiste da alcuni membri dell’Hfpa che confinavano con le molestie sessuali” ha raccontato l’attrice newyorkese nelle dichiarazioni riportate stamane da La Stampa. Dello stesso avviso l’illustre collega Mark Ruffalo, che ha parlato apertamente della necessità di un cambiamento di mentalità in tema di inclusione, uguaglianza e trasparenza nelle decisioni: “È scoraggiante vedere questa resistenza al cambiamento chiesto da molti dei gruppi che sono stati più privati dei diritti civili. Adesso è il momento di correggere i torti del passato, eliminando la cultura della segretezza e dell’esclusione. Come recente vincitore di un Golden Globe, non posso sentirmi orgoglioso o felice di essere un destinatario di questo premio”.

C’è poi anche chi è già passato ai fatti. Tom Cruise ad esempio, ha restituito le tre statuette conquistate nel corso degli anni, mentre il colosso televisivo americano NBC ha annunciato che il prossimo anno non trasmetterà la cerimonia di premiazione. A ruota anche Netflix (ormai tra le case di produzione più premiate ai Golden Globes), i cui vertici hanno fatto sapere che interromperanno qualsiasi attività con l’organizzazione “fino a quando non verranno fatte modifiche più significative nel nome della diversità e dell’inclusione”. Un terremoto di proporzioni considerevoli che ha di fatto costretto l’Hfpa ad annunciare la realizzazione di diverse riforme per i prossimi anni. Riforme che, dalle parti di Hollywood, ci si augura non siano solamente di facciata.