I media del Vaticano hanno risparmiato 16,6 milioni in 5 anni

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Il giornalista Paolo Ruffini, foto da streaming.

“Al termine dell’esercizio 2019 il risparmio complessivo cumulato dal Dicastero per la comunicazione nel periodo 2015-2019 è stato pari a circa 16,6 milioni di euro; questo rappresenta l’ammontare complessivo che la Santa Sede ha risparmiato nel corso del quinquennio per effetto della riforma attuata”. Lo spiega il prefetto, Paolo Ruffini. Nel Dicastero per la comunicazione, creato da Papa Francesco, sono confluiti, a partire dall’avvio della riforma del sistema comunicativo, il Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, la Sala stampa della Santa Sede, una parte del Servizio Internet Vaticano, la Radio Vaticana, il Centro televisivo vaticano, la Libreria editrice vaticana, e, infine, nell’esercizio 2020 è stato completato il processo di integrazione di Osservatore Romano, Servizio fotografico, Tipografia vaticana. L’apparato comunicativo vaticano è strutturalmente in deficit perché non segue logiche di mercato (in primis, la pubblicità, che è minima) ma obiettivi di evangelizzazione e diffusione delle parole e dell’attività del Papa e della Santa Sede in tutto il globo (i programmi di Radio vaticana sono diffusi in 41 lingue, il portale Vatican News ha 43 lingue). Il bilancio dei media vaticani rientra nel più complessivo bilancio della Santa Sede, un organismo che, a sua volta, non ha introiti fissi paragonabili alle imposte di uno Stato normale.

Nei diversi uffici della comunicazione vaticana “oggi siamo 565 persone. All’inizio della riforma eravamo 640”, spiega Ruffini in un’intervista all’Osservatore Romano. “Allora, circa la metà del personale era in capo alla Radio Vaticana (332 unità) ma anche la Tipografia (83 unità) e ‘L’Osservatore Romano‘ (77 unità) avevano un numero di lavoratori considerevole. Nel corso degli anni della riforma il totale del personale in forza al Dicastero per la comunicazione si è ridotto di 75 unità, garantendo nello stesso tempo sia la riqualificazione professionale che l’inserimento di figure professionali adeguate a gestire le sfide del nuovo contesto comunicativo sia dal punto di vista tecnologico che editoriale”.

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