I social si schierano contro il body shaming

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Chiara Ferragni mostra le sue imperfezioni sul suo profilo Instagram

Le piattaforme social prendono posizione contro il body shaming. Contro questa forma di bullismo virtuale diverse piattaforme hanno deciso di abbandonare la loro sbandierata neutralità sui contenuti e hanno inserito nuove regole di comportamento per evitare di perdere pubblicità. È quella che Affari & Finanza di Repubblica definisce in un articolo l’ora del “socially correct”.

Il primo segnale in questo senso è arrivato dalla Norvegia, dove filtri e app per ritoccare la propria immagine sono stati aboliti dai social network con una legge votata l’11 Giugno scorso. Una norma che, scrive il ministero norvegese per l’Infanzia e la Famiglia, ha come obiettivo “quello di combattere i contenuti che giocano sull’insicurezza sociale, la cattiva coscienza, la bassa autostima o contribuiscono alla pressione sul corpo”.

Un’azione simile era stata intrapresa a febbraio dall’Advertising standard authority in Gran Bretagna, che aveva preso spunto dalla campagna #filterdrop, lanciata dalla modella curvy Sasha Pallari, e aveva vietato l’uso, nelle pubblicità sui social media, di filtri che esagerano l’effetto dei prodotti. Da quel momento è diventato obbligatorio per le influencer in UK dichiarare quando utilizzano un filtro beauty per promuovere skincare e cosmetici in generale, pena l’esclusione dai social media.

Dopo i governi hanno rotto gli indugi direttamente le piattaforme social, spinte più che altro dalla paura di perdere introiti pubblicitari. Così ecco che Pinterest ha proibito ogni forma di pubblicità di prodotti riguardanti la perdita di peso e similari. In precedenza si era attivata anche Instagram che, per evitare l’effetto dismorfia, ovvero l’autopercezione non più obiettiva di sé stessi, aveva deciso di rimuovere i filtri effetto-chirurgia plastica che rendevano perfetti i volti degli utenti nelle foto pubblicate, oltre a impedire ai minorenni la visione di post di prodotti sulla perdita di peso. TikTok ha fatto anche di più offrendo assistenza a chi è vittima di abusi fornendo il contatto telefonico di associazioni che si occupano del tema (in Italia con onlus tipo Never Give Up), ma anche dedicando spazio e visibilità a una serie di consigli sostenuti dalla scienza su come affrontare un disturbo alimentare. Sempre TikTok ha vietato le inserzioni di app per il digiuno e di integratori dimagranti, incrementando le limitazioni alle piattaforme che promuovono un’immagine del corpo non sana. Inoltre, nella sezione privacy delle impostazioni, c’è la possibilità di nascondere automaticamente le frasi offensive e anche di creare una lista personalizzata di termini indesiderati.

Un pericolo, quello del body shaming, che causa danni soprattutto agli adolescenti. Secondo i dati di Pew Research (aggiornati a gennaio 2021) riportati sempre da Affari & Finanza di Repubblica, la fascia d’età più colpita dagli haters negli Stati Uniti è 18-29 anni, con il 64% che ha dichiarato di aver subito offese in Rete. Le offese riguardanti l’aspetto fisico sono causa di disturbi come l’anoressia, oggi la seconda causa di morte tra i 12-18 anni dopo gli incidenti stradali.

Pericoli che stanno facendosi strada anche in alcune app di messaggistica, come Whatsapp e Telegram, dove di frequente ci sono gruppi che spingono verso i siti Pro-Ana (pro anoressia) e Pro-Mia (pro bulimia) esaltati come stili di vita.

Una piaga che non si sconfigge solo con le policy riviste da parte dei social, con l’abbandono dei filtri e la moderazione dei contenuti. Un problema che si può superare puntando sulla “body neutrality”, ovvero il corpo che non è più un argomento di discussione. “In questo senso l’utilizzo degli influencer può essere estremamente positivo”, spiega a Repubblica Massimo Cortinovis, digital media strategist. Come per esempio ha fatto Chiara Ferragni che la scorsa estate ha sdoganato su Instagram l’immagine del suo corpo, tra cellulite e ritenzione idrica.

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